Alchemici accadimenti raccontati dalla brezza alle foglie del noce

Alchemici accadimenti raccontati dalla brezza alle foglie del noce

15 Maggio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Questa notte che turbini, che sconvolgimenti e la pioggia seguiva questi mutamenti. Venivano come frana, valanga, o semplicemente torrente che nel piano poi si placherà. Silenzio nella pioggia complice, forse è la pioggia che parla, di questa notte, in questa erba ancora bagnata di un prato dove ci sono cow boy e pellerossa e cavalli bai, dal manto lucidissimo cavalcati a pelo.

Questa mattina il cielo è pulito, le nubi passano distratte e sottili sono come il labbro appena sfiorato da un bacio annunciato. Dalla marina si è levata una brezza che fa sbattere le foglie fresche del noce, le ciliegie si fanno rosse come timide signore davanti a sguardi a loro dedicati con l’insistenza che merita la bellezza.

Il turbine di questa notte è questa calma che pare dire niente ma fa tutto differenze, il cielo è ancora più aperto, come deve essere il cielo di maggio in maggio.

Così bello oggi che è bello. Una musica muove strumenti che riesco solo ad ascoltare. La brezza pulisce dalla polvere di terre che si erano assetate da energie acquietate e l’acqua di ieri ha fatto germogliare.

Le foglie del noce sbattono ma non cadono, sono fresche che fino a qualche giorno fa soltanto i rami erano scheletri di se stessi.

Oggi sono un altro mondo, che fresco. Poso la mano sull’erba e si bagna tutta intera fino al polso della camicia, la giro e guardo il palmo, la brezza la deumidifica e tra poco sarà asciutta ma che bello rubare le gocce di pioggia della notte ai fili d’erba.

Sul viso una goccia grande che cade dall’albero nascosta in una foglia.

Fiorile lo chiamavano questo tempo i giacobini quando volevano darsi un tempo nuovo più libero di quello che poi tornò attuale. Florèal suona nella lingua di Francia, così dolce come la mia.

Forse è solo così fiori che donano colori a questo momento in cui la notte giungono turbini di eresie dimenticate e la mattina con il tempo suo restano sensazioni

Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera
Il nuovo amore getti via l’antico nell’ombra della sera, nell’ombra della sera
Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore
Mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore

Francesco Guccini, Canzone dei 12 mesi

Eccolo questo maggio in cui le notti sono brevi, rare di pioggia, ma piene di alchemici accadimenti che non sai descrivere altrimenti che sentire la brezza del mattino raccontarli alle foglie del noce.