Il ciarlatano che diede appuntamento a se stesso

Il ciarlatano che diede appuntamento a se stesso

15 Agosto 2021 0 Di Lidano Grassucci

Regola della vita è che possiamo, e dobbiamo, imparare da tutti. Ci sono cose serie della vita che possiamo apprendere da ciarlatani e banditi, ci sono filosofie che ci sono impartite da stupidi, ci sono lezioni di fermezza e di legge che vengono dal caso e da coloro che il caso ha scelto. Tutto è in tutto.

Fernando Pessoa

 

Ciascuno ha il suo ordine, se lo tiene bello coerente nella sua testa. Ciascuno ha un ordine preciso di lavoro e di questo si fa vanto e onore. Ciascuno si presenta con medaglie di un medagliere che riporta battaglie che nessun altro conosce ma lui le racconta come magistrali, indispensabile, oltre l’umano.

Mi presento, sono un ciarlatano uno che vi dirà che si guarisce da tutti i mali, nessuno escluso, e che l’unico male arriverà da domani che ieri già è passato e oggi siamo tutti, ancora, in buono stato. Sono un ciarlatano, uno che se la gazzosa è meglio dello champagne è perché le bollicine altro non sono che fermento vivo tale e quale con il limone nell’acqua chiara, o nel vino. Entrambe capaci di volo per l’alto che siamo già in basso.

Così il ciarlatano illude chi non ha vino che con la gassosa in fondo è uguale.

Certo non hai in dono i sogni del vino, ma quelli costano cari certe notti che resti a pensare. Allora dico, amico mio, questa gazzosa è spettacolare, questa vita frizza con poco e ti curi anche il raffreddore, la digestione e la febbre se la tua non è da cavallo.

In piazza racconto cose miracol mostrare, ma quando resto solo a barare sono con me non mi conviene usare tecniche con cui uccido la banalità. Allora mi trovo a bere (come fanno i soldati dimenticati al fronte e di fronte hanno un monte)  cordiale che sa di spirito puro e di infuso appena un poco. Una bustina dopo l’altra raccontandomi che così va via la vita che è la malattia vera.

Un vecchio, ciarlatano come me, mi disse alla fine delle sue illusioni: la vera malattia è la vita perché tutti i viventi non ne guariscono ma ne muoiono. La vita ha il 100% di mortalità.

E le mie chiacchere che “trasformano” gazzosa in champagne?
I bambini guardano con il naso all’insù, una lettrice attenta di romanzi di vite trasformate poggia il libro e si ferma a sentire questo impossibile, una signora così elegante che Parigi è una banale periferia, e le sue strade non contengono la sua luce anche se qualcuno dei Napoleone le ha allargate si sta, un uomo che ha dimenticano la schiena da bambino alla sua seconda fatica (magari fosse arrivato a sette sarebbe almeno un eroe) ora piange: tutti hanno bisogno di storie ciarlatane. Tutti, tranne me, sentivano le storie, io me le facevo illudere dal cordiale che forse è lo stesso. E resto solo con me

Vorrei con te da solo sempre viaggiare
Scoprire quello che intorno c’è da scoprire
Per raccontarti e poi farmi raccontare
Il senso d’un rabbuiarsi o del tuo gioire
Vorrei tornare nei posti dove son stato
Spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
E per farmi da te spiegare cos’è cambiato
E quale sapore nuovo abbia l’universo
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona

Francesco Guccini, Vorrei

I ciarlatani sono indicati a dito, mentitori di mentire, torti nel torto, ma poi da soli, da soli non possono raccontarsi le illusioni che vendono e non sapranno mai cosa si perdono

E resto solo coi pensieri miei ed io

ed io non ho la carta delle illusioni.

 

Foto: Giandomenico Tiepolo, Il ciarlatano