Elezioni: la Latina cambiata che raccontano ancora come mai stata. Era Pentesilea è Despina

Elezioni: la Latina cambiata che raccontano ancora come mai stata. Era Pentesilea è Despina

25 Settembre 2021 1 Di Lidano Grassucci

Latina che oggi racconto non è neanche l’ombra della città che ieri ho raccontato e domani, forse, racconterò. Una città cambia mentre chi guarda non sta cambiando e lo fa anche quando quello cambia. Una città non ha una marcia indietro, non ha un acceleratore ha l’inevitabile. Userò in questa breve guida i tipi della città invisibili di Italo Calvino, in un viaggio di Marco Polo verso mondi a noi inconoscibili che per lui sono lontani, per noi anche dentro. Tutti, nessuno escluso, in questa campagna elettorale vogliono “continuare”, chi il percorso breve (Damiano Coletta), chi un rumore di fondo che viene da lontano (Vincenzo Zaccheo) ma nessuno sente il fluire autonomo delle cose. Questa città sta alle città di ieri come i dinosauri agli uccelli, sono antichi parenti ma il mondo è dei mammiferi.

La paragonerei nell’immaginario della politica a Pentesilea (la città della sofferenza). Vista come degrado, tristezza, inquietudine. Una città triste, piena di astuzie, priva di generosità

A Pentesilea è diverso. Sono ore che avanzi e non ti è chiaro se sei già in mezzo alla città o ancora fuori. Come un lago dalle rive basse che si perde in acquitrini, così Pentesilea si spande per miglia intorno in una zuppa di città diluita nella pianura: casamenti pallidi che si danno le spalle in prati ispidi, tra steccati di tavole e tettoie di lamiera. Ogni tanto ai margini della strada un infittirsi di costruzioni dalle magre facciate, alte alte o basse basse come in un pettine sdentato, sembra indicare che di là in poi le maglie della città si restringono. Invece tu prosegui e ritrovi altri terreni vaghi, poi un sobborgo arrugginito d’officine e depositi, un cimitero, una fiera con le giostre, un mattatoio, ti inoltri per una via di botteghe macilente che si perde tra chiazze di campagna spelacchiata. (Italo Calvino)

E così è ad occhio nudo questo posto dove la risata, la gente, la felicità non è contemplata e per anni, è stata così nel suo banale ordine. Nella sua voglia di ordini, nella sua repulsione di anarchia. Nel suo timore di ogni rivoluzione nel paradosso di voler far invecchiare l’acqua pensando fosse buon vino.

Di questi luoghi comuni si pensa la politica che non ha visto che camminando nel tempoi non siamo più a Pentesilea ma invece siamo a Despina una città sospesa tra acqua e sabbia, tra due deserti ma che

Despina è una città di confine, ma soprattutto è una città schermo, una città sipario, il supporto duplice per esperienze della visione che profittano del suo apparire su una superficie di emergenza al fine di trascenderne il limite; esperienze della visione che sono esperienze dell’immaginazione. Despina viene vista da due punti di vista, possibili e alternativi, i due punti di vista dei due deserti sul confine dei quali la città si staglia, da una parte il deserto di terra, sabbia, sole, dune, dall’altra il deserto del mare, acqua salata, sole, onde tutte uguali (Italo Calvino)

Latina ora è una città che ha anime diverse, quella del deserto di sabbia di generazione di carovanieri e quella di oggi fatta di ragazzi sbarcati da navi, da windsurf, da macchinine con musiche rumorose, da bevitori di tè. Una città dove non trovi coloni stanchi, ma bevitori di aperitivi. Dove non ci sono scritte sui muri con parole d’ordine che prenotano sconfitte ma murales con disegnate bellezze sfacciate.

Assistiamo ad uno scontro al confine tra due mondi che non hanno capito, entrambi, che sono veri di verità diverse e si sentono esclusivi di un’unica verità mai esistita. E’ una battaglia di Lepanto con bandiere turche e veneziane, ma dietro quei vessilli di fede c’è il germe laico della ragione. C’è una città che non vuole pregare per paradisi che verranno, ma vivere nella gioia del presente.

Chi sarà più lontano dalla sua nostalgia domenica prossima vincerà.

GLOSSARIO CITTA’ INVISIBILI ITALO CALVINO

PENTESILEAdal greco, colei che reca sofferenza. Qui la descrizione ci appare quasi inquietante poiché non c’è nella città né un inizio né una fine, il che sconvolge un po’ il lettore: questa é una città degradata dove la ricchezza non esiste e forse neanche la sofferenza, ma la tristezza senza ombra di dubbio sì. Questa particolare visione della città, sotto uno dei suoi tanti aspetti, potrebbe rappresentare lo specchio della società odierna, dove nessuno ha tempo di “vivere”

 

DESPINA : propriamente il culto della signora o la signora presso gli antichi Greci. Questa è indicata come città di confine fra due deserti: quello fatto d’acqua e quello di sabbia. Gli uomini assumono un atteggiamento di venerazione verso questa città, intermediaria fra il mare e il deserto: dunque il nome scelto da Calvino sottolinea la caratteristica fondamentale

Nel disegno Despina