Bilanci traditori pensando al tempo che resta, la lezione della meschina vergogna
27 Dicembre 2021Di questi tempi, ogni anno, fai i conti con la memoria, con quel che ne resta. Un anno, tanto tempo fa, dovevo andare in montagna con gli amici. Tutto normale, ma mia nonna stava per morire. Mancava tempo poco, il fiato le era corto, il tempo ne restava ancora meno.
Ma io volevo andare con gli amici. Mi dissero in mille modi che avrei avuto altro tempo per andare, ma solo una possibilità di restare. Io volevo andare.
Mia nonna era stata generosa con me, fino ad annullarsi quasi. Ma… dovevo andare con gli amici, come se il prima non fosse mai stato scritto e del dopo non me ne fregava.
Andai in montagna a ridere e a ridere, ma quando sono tornato nonna non ha avuto il tempo di un saluto. In un istante mi sono accorto che non sapevo sciare, che non era buono, che non ero riconoscente, che pensavo a me come monade nel mondo. Era appena passato Natale, avevo la bocca piena di vuote parole, avevo dimenticato il pregare. Mi ero fatto uguale ad un mondo non mio. Insomma, l’avrete capito, avevo tradito e non potevo rimediare.
Nessuno a casa disse niente, non mi dissero niente e quel niente era così duro, così pesante.
Non sono un uomo buono, non sono stato un ragazzo buono, e la mia generosità è morta dietro ad una mia voluttà. Mi sentivo non Pinocchio, ma Lucifero.
Da allora ferisco il mondo non di meno, ma poi mi ritorna questa mia storia di Natale che non ha avuto il lieto fine di bontà.
Da allora forse attendo che qualcuno mi dica “non lo dovevi fare, hai sbagliato”. In modo che io possa scappare, tirar fuori il giusto che il mio ingiusto ha portato via, ma non mi è dato questo conforto.
Ho tradito un patto per goliardico egoismo e questo mi rende peggiore e il meglio mi resta estraneo.
Di rado vado alla tomba di mia nonna, lei mi guarda e pare. Ecco è il pare che resta del dire, ogni volta mi chiedo perchè capita nella vita di tradire l’amore e guardo i “migliori”, li guardo e pensa alla loro fortuna di non aver incontrato il peggio di se stessi. Io l’ho fatto e anche in questo mi è compagna la sfortuna, il fato avverso e l’egoismo perverso di cui provar vergogna.
Nonna è stata anche generosa in questo: ma ha insegnato la meschina vergogna.
Mia nonna si chiamava Filomena che in greco vuol dire amica della forza, forza amica. Filo è amico, mena è forza. Che strani destini offrono i nomi.
Nb: ci ho messo la foto di nonna, ma non credo mondi


