In ricordo di Ajmone Finestra a 101 anni dalla nascita

In ricordo di Ajmone Finestra a 101 anni dalla nascita

4 Febbraio 2023 0 Di Lidano Grassucci
“Signora come sta?”. Mia madre rimaneva basita, lui che è senatore chiede a me che non sono niente “come sta?”. Mamma aveva un grande problema la mia schiena, una ossessione perché crescevo curvo e non se ne poteva fare ragione. Tra le mille soluzioni c’era la ginnastica nel centro di Finestra in via Umberto I a Latina. E li questo incontro tra una sarta e un senatore. Lui salutava tutti, uno per uno, rideva e si muoveva un poco a scatti.
Per me era strano nella mia famiglia si era di diverso avviso rispetto dall’avviso di Ajmone Finestra, ma nulla impediva che nonostante quella distanza ora…
Diventai grande, sempre curvo, e conobbi Finestra perché lui faceva politica ed io la raccontavo. Era un percorso parallelo, ma lungo, in cui non ci siamo mai condivisi, ma mai divisi dalla nostra città.
Gli spuntavo da dietro e “senatore se era il ’44, era morto”. Lui “se era il ’44, non mi prendevi alle spalle”.
Fece il sindaco di Latina il primo esempio di una destra che da testimonianza diventava di governo, assumeva responsabilità e non solo nostalgie. Non fu un governo facile, ma spezzò un lungo monopolio che come ogni monopolio incancrenisce le cose e ripete non cambiando.
Ad una mia osservazione non mi diede mai risposta perché come ogni persona intelligente sapeva che non esiste ragione ma ragioni quando gli dicevo: Vedi Senatore se nel ’45 avesse vinto lei, io sarei stato passato per le armi, ho vinto io e lei è diventato consigliere regionale, Senatore della Repubblica e sindaco”. Lui mi guardava, pensandomi un poco diverso dal coro di ossequianti quando vinceva e di denigratori quando perdeva, rideva di gusto ma non mi dava ragione. Non poteva.
Ogni uomo nel corso della vita ha le sue cose, i suoi dolori, i suoi torti altrimenti non è un uomo. Io lo ricordo sempre perché ha trattato da umana mia madre: “è Senatore e saluta me”.
Si è uomini per le idee che si hanno per essere uomini, con gli errori e quello che è giusto. Sicuramente in questa città lui non è stato indifferente e non mi pare poco.
Che qui si fa l’Italia e si muore.
dalla parte sbagliata.
In una grande giornata si muore,
in una bella giornata di sole,
dalla parte sbagliata si muore.
E alla sera da dietro a quei monti
si sentono colpi non troppo lontani.
C’è chi dice che sono banditi
e chi dice americani.
Io mi chiedo che faccia faranno
a trovarmi in cucina
e se vorranno qualcosa per cena.
Francesco De Gregori, Il cuoco di Salò
La mia non è nostalgia, non è mai ritrattare, ma è testimoniare quello che ho visto con questi occhi da bastardo veneto di Sezze, setino veneto in una città ancora da fare e eretico per quel Sol dell’avvenire che mi tortura
Ajmone Finestra
04.02.1921 — 30.04.2012