Renzi e la semi-seria Congiura dei Babbi

Renzi e la semi-seria Congiura dei Babbi

12 Febbraio 2023 0 Di Davide FacilePenna

Nelle ultime settimane è tornato agli onori della cronaca “un nuovo mistero italiano”. Se ne occupò qualche tempo fa Report, mentre oggi ci sguazza, fino al mistero prossimo venturo, Giletti Massimo nella sua “Non è L’Arena”. Si tratta di una di quelle classiche vicende pubbliche italiane, sconclusionate e surreali, in cui non si capisce mai se si sia di fronte a farsa o tragedia.
Quelle machiavelliche storie (scusa Messer Niccolò se ti s’usa a capocchia), che miscelano politica, immancabili servizi segreti (forse deviati, forse retti), giornalismo d’inchiesta e di fantasia, cittadini integerrimi e sprovveduti, intrallazzi poltroneschi e madornali avventatezze. Il fatto in questione, è, ormai, noto a tutti, come “il Mistero dell’Autogrill di Fiano Romano”.
Ho sentito qualcuno, con supponenza barberesca, chiamarlo “Congiura dei Babbi”; riecheggiando la “Congiura dei Pazzi” che, nel 1478, a Firenze mandò al creatore Giuliano de Medici.
Più modestamente, questa è la storia del Senatore Renzi Matteo che, durante la fase acuta della pandemia, incontrò, con tanto di scorta, un funzionario dei Servizi Segreti di sua conoscenza, Marco Mancini, all’Autogrill di Fiano Romano, per (a suo dire) uno scambio di auguri e babbi (golosissimi wafer ricoperti di cioccolato).
Allo stesso Autogrill si trovava per caso (a suo dire accompagnando il papà malato) una Professoressa di Storia dell’Arte, che decise di fare, col suo telefonino, un paio di video e diverse foto dell’incontro, perché quell’abboccamento tra Renzi ed un uomo misterioso le pareva strano.
La Professoressa, fece avere il materiale, tra gli altri, alla trasmissione Report che ci imbastì una storia di spie e macchinazioni politiche alla Le Carrè, ipotizzando che l’incontro potesse essere collegato ai concitati eventi della caduta del Governo Conte-Due, entrato in crisi in quei giorni.
Ovviamente Renzi, non l’ha presa benissimo ed ha presentato un esposto in Procura a Roma, mettendo in dubbio la storia narrata dalla Professoressa e sospettando che, forse, dietro quello scoop ci fosse qualcosa di poco chiaro (agguato di uomini dei servizi segreti ostili a lui?).
Il buon Giletti ci si è tuffato a pesce nel mistero (presunto) e ne ha tirato fuori sei o sette puntate, che trasformano la storia alla Le Carrè in una trama uscita dalla penna di Ken Follet. Il Bel Massimo ha provato a chiamare anche in trasmissione Renzi e l’Avvocato che difende la Professoressa.
I due non si parleranno ne incontreranno mai di persona (L’Avvocato lo ha chiesto, Renzi ha risposto che non ha tempo per giocare a Burraco con lui), ma si sono confrontati a distanza, a mezzo concitate telefonate, durante la diretta televisiva di fronte ad un Giletti che se la rideva sornione.
A questo punto solo la magistratura potrà mettere una parola fine alla storia. Per come la vedo io, ha diritto pieno Renzi, a chiedere che i fatti siano chiariti e la Professoressa a pretendere che sia certificata la sua buona fede ma, in questa faccenda tutto ci ho visto, tranne che storie di servizi segreti o complotti politici.
Che Renzi incontri in una stazione di servizio, all’aperto e con tanto di scorte in bella vista, un funzionario dei Servizi Segreti, per tramare contro un Governo in carica la vedo davvero poco credibile; anche se la storia dello scambio di dolci fa sorridere (magari è qualcosa di molto più prosaico, come i posti da occupare quando sta per cambiare un Governo).
Pure, però, che una Professoressa, che va a proporre a destra e manca, col proprio telefono e con la propria mail, quel materiale incriminato, possa essere una James Bond in salsa nostrana è difficile da immaginare.
Eppure sopra la vicenda ci si fanno decine e decine di ore di trasmissione e svariati articoli di giornale. Quasi nessuno che ponga a noi pubblico italiano, tanto desideroso di dietrologia e complotti, i temi più seri perché, probabilmente, troppo noiosi e complessi. Fermo restando il diritto di cronaca e la libertà di espressione, esiste un diritto assoluto, anche quando si tratta di personaggi pubblici, di riprendere e divulgare immagini ed informazioni private?
Esiste una logica che consenta a chiunque di sentirsi in dovere di salvare la Repubblica da presunti complotti, come fossimo tutti Bob Woodward o Carl Bernstein? Esiste un diritto delle trasmissioni televisive e giornalistiche ad ipotizzare le peggiori nefandezze, senza prove rilevanti?
Ma d’altro canto, esiste un diritto da parte della Magistratura e delle Forze dell’Ordine ad acquisire tabulati di traffico telefonico dei giornalisti per individuare le fonti (pare sia successo con Report), utilizzando le maglie larghe di reati nati per altro (Revenge-Porn)?
Chi parlerebbe mai con un giornale di fatti riservati sapendo che il proprio nome potrebbe essere reso pubblico dai Tribunali, a seguito di un semplice esposto?
Ps L’esito processuale dell’Affaire Fiano Romano, per quello che mi riguarda, sarà importante per avere qualche risposta su queste domande. Se, invece, volessi ascoltare una storia di spie, comprerei, piuttosto, un libro di Ian Fleming.