Vietare le bici in centro a Latina? Una offesa alla Storia cispadana della città. Intervenga Zaccheo

Vietare le bici in centro a Latina? Una offesa alla Storia cispadana della città. Intervenga Zaccheo

17 Gennaio 2026 0 Di Lidano Grassucci

 

Vietare le biciclette in centro a Latina? A parte che “vietare” è un verbo brutto, brutto, in assoluto, ma certo è un’offesa alla città e alla sua storia.

Leggo la giusta ira di Maurizio Galardo e la condivido: questa scelta sarebbe un’offesa alla Storia di Latina, alla Storia cispadana di Latina. Latina non è solo piazza Roma con gli impiegati pubblici, ma è anche i poderi dove si parlava la lingua della Serenissima. E come a Venezia ci sono le gondole, qui c’erano le biciclette.

Mia nonna Gilda, una femmina a forma di femmina, annunciava: “Vago a Littoria”, inforcava la bici a Legnano e dritta come un fuso andava in città. La bicicletta era la chiave per entrare a Latina da padroni e non da garzoni.

Credo che alla bici non vada fatto un divieto, ma un monumento. Già aver tolto le auto è stata una scelta discutibile, ma togliere la bici sarebbe come togliere al gatto la caccia, a Parigi la Torre Eiffel, a Roma il Colosseo.

È un argomento di fondazione e quindi, in questa “ciclo resistenza”, chiamo in causa anche Vincenzo Zaccheo, presidente della Fondazione del centenario della città: la bicicletta per i cispadani corrisponde alla loro stessa esistenza. Questa città si è fatta in bicicletta e ha per mito Bartali e Coppi, per sogno Gimondi che invidiava Merckx, che era belga.

Vi prego, almeno della bicicletta abbiate rispetto. Nonna Gilda la bicicletta la faceva parlare per andare in città, a messa, al cimitero, dalla comare, a fare gli affari, a vivere. Latina senza la bicicletta è una strada piena di buche che da niente porta a nulla.

Vago a Littoria, Legnano nera e rapida come i bersaglieri ciclisti.

E chiedo l’ intervento urgente di Claudio Durigon il cispadano più importante che c’è

E ricordo il ciclista più ciclistico che c’è Salvatore De Monaco in città