San Lidano e la cartolina delle “sardine setine”

San Lidano e la cartolina delle “sardine setine”

18 Novembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Si stanno contando con una vecchia cartolina che mostra il belvedere di Sezze, Sergio di Raimo ha sbagliato a contare gli avversari della statua di San Lidano, i conti non tornano mai quando si gioca sulle opinioni cangianti. E’ un moto popolare che, tra l’altro, sta tanto dentro l’elettorato storico della sinistra setina. Ci si sta inoltrando in una battaglia che ferisce il proprio fronte.

#sonounodeicinquanta , belvedere libero è lo “scritto” della cartolina, l’immagine è l’inferriata che dal sul piano di verdura. Perchè il sindaco che delle sensibilità, di tutte, della città dovrebbe essere garante si impaluda in una storia di statue di santi. Perchè tra il cattolicesimo della testimonianza e quello della “mostranza” si schiera col secondo? La cartolina si fa popolare, si fa bandiera di una idea: la città non è una casa da arredare al gusto dell’inquilino del momento, ma è la storia che si allunga nel tempo. Certo nulla rimane tale e quale, non c’è più il vecchio vespasiano che stava davanti l’entrata capovolta della Chiesa. Ci sono pochi bambini, perchè sono pochi, ci sono state tante cose lì, ma mai una statua. Il “movimento dei cinquanta” ha dentro mille sensibilità: i laici (che pur ci sono a Sezze, anche se pochi), gli abitanti del quartiere, i cattolici non idolatri, gli esteti, i conservatori con le loro nostalgie, i novisti con le loro paure. Ma tutti sommati fanno una sensibilità diffusa, e sono maggioranza, come le sardine a Bologna, anzi hanno agito prima, fanno una opinione pubblica.

Arriverà in Consiglio comunale la cosa e lì si tratta di scegliere. Ho, dal liceo, una foto di Riccardo Lombardi con una sua frase “E’ socialista la società che da a tutti le medesime opportunità”, non mi sono mai sognato di donarla al Comune e piazzarla davanti la chiesa dei gesuiti, o all’ingresso del cimitero, dentro casa mia, invece, la metto dove voglio.

Nel mio ufficio ho un enorme garofano rosso, mi piacerebbe fosse a porta Pascibella ma credo che sarebbe prepotente e farebbe della mia idea generosa una offesa alle idee diverse dalla mia. Ecco, credo sia prepotente imporre al prossimo la propria coscienza. Ma non voglio diventare né vescovo, nè cardinale, manco sindaco, vorrei esser normale e guardare dal monte diritto fino al mare, come faceva mio nonno Lidano, mia padre Antonio… E nessuno ne era padrone.

Sono extra 50, non voto a Sezze, come me tanti ma sui regali ho sempre avuto problemi egualmente: non lo dite a nessuno ma, pare, che dei greci abbiamo regalato un cavallo ai troiani, tutto a loro spese, chiedono solo di portarlo dentro le mura. Ma è bello sa, e grande costerà 30 mila euro, la richiesta di donazione è firmata Ulisse,. Tra i ciclopi si dice ci sia qualcosa che non convince.