Latina: la città che Coletta ha “chiuso”
28 Agosto 2020Ti puoi chiudere nelle nostalgie, ti puoi aprire alle prospettive. Due punti di vista entrambi comprensibili, ma diversi. Se chiudi, ti chiudi hai bisogno i conservare, se osi ti apri hai bisogno di mutare rischiando. Ho sentito l’altro giorno su Tv2000 la televisione dei vescovi una conversazione di Papa Francesco. Non ho il dono della Fede, ma ho una educazione nella Fede e le cose che quegli uomini dicono non mi convincono ma mi attraggono. “La tradizione – dice Francesco – non è un museo, non è fare collezione per mantenere le cose, E’ come la radice di un albero che fa crescere l’albero: se tagli le radici non c’è più l’albero, se tagli il tronco e la chioma non è albero. Noi siamo in crescendo”.
Non chiudersi mai, non crescere idroponici sull’acqua. Penso a questo e lo trasferisco in questa mia città dove trovo tutto chiuso, serrato, da un delirio fatto di chiome di parole, senza la forza delle radici.
La biblioteca comunale è chiusa, il mercato annonario è chiuso, il garage ruspi è chiuso, i teatri sono chiusi, la piscina è chiusa, il palazzetto è chiuso… la statua di Pertini è “chiusa”, via delle Rose è chiusa, il ponte su foce Moscarello è chiusa. C’è qualcosa che disturba, li per li non capisco poi mi sovviene: il nodo non è che sono chiuse ma non c’è nessuno, neanche uno, che sta cercando di aprirle perché nessuno le capisce.
L’appello ad aprire il teatro ha il peloso di chiedere “spazio” omettendo il bisogno di radici.
La Giunta di Damiano Coletta era la prima “aperta”, in una città che per un quarto di secolo aveva avuto bisogno di chiudersi per la malinconia della nostalgia. Invece? Proprio chi doveva aprire ha serrato le porte, ha cancellato gli operai. Tradizione e crescere sono l’apparente contraddizione in cui il Papa trova l’armonia della sua Chiesa. Qui invece abbiamo usignoli che stanno sulla chioma di un albero morto che cantano alla luna, senza nido, senza osare vedere se c’è tronco e ci sono radici.
Una illusione idroponica che non è il permesso dei vigili ad aprire il teatro, ma il pensiero di chi governa di non avere il bisogno i condividere il teatro, i libri, il cibo, lo sport. il mare e i simboli.
Non è questione di teatro chiuso o aperto, è la tragedia di “non essere nulla”


