Ajmone Finestra, il ritratto di un sindaco che sapeva sorridere

Ajmone Finestra, il ritratto di un sindaco che sapeva sorridere

14 Marzo 2021 1 Di Emilio Andreoli

Erano i primi anni novanta quando i cittadini ebbero l’opportunità di scegliere il proprio sindaco, prima era sempre stato eletto in consiglio comunale. A Latina, nel 1993, in gioco c’erano quattro candidati sindaci: Francesco Davoli, Michele Pierro, Domenico Di Resta e Ajmone Finestra. Al ballottaggio andarono questi ultimi due. Di Resta appartenente alla sinistra progressista e il secondo alla destra, ma non una destra qualunque, Ajmone Finestra era un vero fascista. Il giovane Di Resta, trentanove anni, contro l’anziano Finestra, settantadue. Dopo diversi duelli nelle tv locali, l’ultimo anche molto aspro, Il 6 dicembre del 1993 dalle urne la scelta dei cittadini, con ampio margine, ricadde su Ajmone Finestra, che diverrà uno dei sindaci più amati di Latina.

 

Il 4 febbraio Ajmone Finestra avrebbe compiuto cento anni, una notizia a cui pochi hanno dato risalto, ovviamente il covid ha monopolizzato gran parte dell’informazione, purtroppo. Siamo bombardati di numeri che non ci lasciano ben sperare, ma Ajmone che era un grande ottimista, secondo me, andava ricordato. Quindi eccomi qua a raccontarvelo alla mia maniera, senza tifoseria, perché non sono né fascista né tanto meno comunista, mi tengo ben lontano dalla politica, che ultimamente mi fa l’effetto della Dolce Euchessina.

Ajmone Finestra

Certo è quasi impossibile non affrontare il tema politico se scrivi di Ajmone Finestra, lui che era stato consigliere regionale, poi senatore e infine sindaco di Latina. Fu uno dei primi ad aderire, dopo la guerra, nel Movimento Sociale Italiano, di cui ricoprì per trentasette anni la carica di federale, ovvero segretario provinciale di Latina. Ma prima di tutto questo era stato un fedelissimo del Duce, fino alla fine. Senza mai rinnegare quel passato, senz’altro discutibile, Ajmone riuscì nella sua vita a farsi apprezzare dai cittadini e anche, in diverse occasioni, dai suoi oppositori. Sul perché della sua popolarità cercherò di dare una mia spiegazione, intanto vi racconto un po’ della sua storia.

La storia del federale Finestra

Ajmone Finestra nasce a Todi, in provincia di Perugia, il 4 febbraio del 1921. Il papà si trasferisce nell’Agro Pontino nel 1932, perché impiegato nell’Opera Nazionale Combattenti nel Centro di Motomeccanica a Borgo Montenero. La sua famiglia raggiunge il padre nel 1933, ma Ajmone continua a studiare nel liceo classico di Todi e quindi solo nei periodi di vacanza scende per stare insieme ai suoi genitori.

A diciotto anni parte volontario per la guerra con il Battaglione Giovanile Littoria, intanto il fratello bersagliere muore in battaglia contro i greci. Dopo alcuni mesi torna e si arruola con i bersaglieri, e va a combattere sui Balcani per difendere la città di Zara dai partigiani comunisti di Tito. Nel frattempo cade il fascismo e nasce la Repubblica Sociale Italiana governata dal Duce a cui Ajmone aderisce, e combatte da comandante, insieme a cinquecentocinquantamila soldati, contro l’avanzata delle truppe angloamericane.

Dopo la guerra viene catturato e processato, e il pubblico ministero Oscar Luigi Scalfaro chiede la condanna a morte, ma grazie alla sostituzione del magistrato, alle medaglie conquistate in battaglia e alle varie testimonianze sul suo valore militare la pena fu ridotta. Il 22 giugno del 1946 il governo italiano approva l’amnistia, per i reati comuni e politici, proposta dal ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti per una pacificazione nazionale, e Ajmone Finestra torna libero.

Ajmone Finestra e Maria Pia Salvini nel giorno del loro matrimonio

Inizia così il suo percorso politico con il Movimento Sociale Italiano. Continua però gli studi in fisioterapia, e va a lavorare all’istituto fisioterapico di Selvapiana nel comune di Sabaudia, diventa inoltre professore di ginnastica. Alla fine degli anni cinquanta apre nel cuore di Latina il primo centro di fisiochinesiterapia. A Latina conosce la sua futura moglie Maria Pia Salvini, che è un’esule dalmata, di Zara, proprio la città per cui Ajmone ha combattuto da ragazzo. Con lei nasceranno Paolo e Carlo. La sua carriera politica culmina con l’elezione a sindaco di Latina nel 1993 e termina nel 2002 tra successi, ma anche errori e tradimenti.

Ajmone Finestra al pub Doolin con Stefano Gori a sx e Ferdinando Parisella a dx

L’incontro con Paolo Finestra

È mezza mattina quando arrivo nel complesso sportivo di Paolo e Carlo Finestra. il piazzale è desolatamente vuoto, le restrizioni per il covid hanno colpito pesantemente palestre e piscine. Il tempo viene impiegato per riverniciare e sistemare le cose sperando in momenti migliori. Incontro Paolo che conosco da quando era ragazzo, fisicamente sempre in forma. È compiaciuto della mia iniziativa di raccontare i personaggi storici della città compreso, ovviamente, suo papà.

Cosa ricordi Paolo di quei tempi in cui tuo padre divenne sindaco?

Per me è stato un periodo bellissimo e indimenticabile, fu la prima volta che con mio padre riuscii ad avere un dialogo aperto, perché c’era sempre stato un rapporto conflittuale, come spesso avviene tra padre e figlio. Dai vertici del Movimento sociale gli chiesero di proporsi come sindaco e lui accettò subito perché amava la sua città e quella era l’opportunità per dimostrarlo. Facemmo squadra io, lui e Nando Cappelletti , che per lui era come un terzo figlio. Lo slogan era “Ajmone Finestra sindaco di tutta la città”. Ricordo l’ultimo duello in tv con Domenico Di Resta a Telemontegiove, fu molto aspro, ma devo dire che tra loro c’era rispetto e stima reciproca

Ricordo che alcuni assessori non provenivano proprio dalla destra, come mai tuo papà fece quelle scelte?

Mio padre scelse gli uomini per competenze e non per appartenenza politica, credo che quella sia stata la sua grande capacità

Nel suo primo mandato ebbe grande successo, ma nel secondo qualcosa andò storto

 Prima delle elezioni del secondo mandato era nata Forza Italia e io e Nando assolutamente non volevamo quella alleanza. Facemmo una grossa litigata con mio padre che invece aveva ricevuto una telefonata da Silvio Berlusconi che lo aveva rassicurato sulla lealtà dei suoi eventuali consiglieri. A distanza di anni capisco pure le sue scelte, non avendo aderito al nuovo partito Alleanza Nazionale, sorto sulle ceneri del Movimento Sociale, mio padre si presentò con una lista civica e senza quell’alleanza forse non sarebbe stato rieletto. In quella tornata vincemmo con una percentuale altissima, superiore al settanta per cento

Per il piano regolatore scelse un architetto comunista, come giudicasti quella scelta?

 Scelse Pierluigi Cervellati perché era uno dei migliori,incredibilmente  tra loro ci fu subito intesa. Mio padre voleva lasciare la città in ordine, quello urbanistico, ma quelli di Forza Italia non gradirono. Cervellati disse pure di accontentare un consigliere forzista con delle cubature, e mio padre si arrabbiò tantissimo, gli disse “Mi meraviglio di lei”. Comunque il piano passò grazie all’appoggio di alcuni consiglieri di sinistra, ma poi fecero ricorso e il piano venne annullato per un vizio di forma

Tuo padre diceva che il miglior consigliere era stato il giovane Ruggero Mantovani di Rifondazione Comunista, anche questa è una stranezza, non credi?

 Per mio padre non era una stranezza, lui adorava le persone con degli ideali, anche fossero diversi dai suoi. E in Ruggero credo rivedesse l’entusiasmo della sua giovinezza

Hai mai pensato alla politica e a proseguire il percorso di tuo padre?

 Domanda impegnativa. Certo ci ho pensato e ci penso, molte persone mi hanno scritto e chiesto di fare politica, non lo escludo in futuro perché amo Latina, ma ora non ci sono i presupposti . Un Finestra potrebbe correre solo per il centro destra e onestamente non mi sento in sintonia con gli attuali esponenti. Non si è avuto il coraggio di ammettere e condannare gli errori passati. Alcuni si sono scambiati di partito, ma gli attori sono sempre gli stessi

 

Ajmone Finestra e la moglie Maria Pia al mio matrimonio

Ho avuto modo di conoscere personalmente Ajmone, un sindaco ma soprattutto un uomo che sapeva sorridere, che non risparmiava saluti. Una persona con una carica vitale incredibile. Venne anche al mio matrimonio perché sua moglie Maria Pia era la madrina della mia. Una donna gentile ed elegante e anche straordinariamente generosa. Quando mia moglie rimase orfana di mamma, era molto giovane, e la signora Maria Pia ospitò lei e uno dei suoi fratelli per qualche settimana a casa sua, per dare un aiuto concreto in quel momento terribile per quei ragazzi senza più la mamma.

Questo è il ritratto di un sindaco che è stato amato dalla gente perché sapeva stare con la gente, a prescindere dai suoi ideali politici. Ringrazio Paolo e Carlo Finestra per la loro gentile disponibilità.