La bellezza nel cimitero/ Il Sartorio tributo a Santelli. Le virtù di Sezze
11 Maggio 2021Il cimitero di Sezze pare, a stare alle cronache di oggi, dimenticare la sua gente. Non essere memoria ma deposito da smaltire. Pare essere come un computer smemorizzato, quindi inutile. Non entro nelle vicende brutto, anche il nero più cupo, prima o poi rischiara. Ho già detto del cimitero degli ebrei unico nel Lazio fuori Roma, ma… se giri nel cimitero setino trovi bellezze e memorie che non ti aspetti. Questa storia me l’ha ricordata Franco Vitelli, che tiene al bello perchè riesce a farlo con le sue mani, e fa la differenza.

Mi ha ricordato il busto di Domenico Santelli, meglio CAV DOMENICO SANTELLI classe 1841 che sta lì dal 1910, 14 gennaio . Nato a Sansevero di Puglia è stato stimatissimo segretario comunale a Sezze che ha eletto a sua patria. Setino per consapevole scelta. La moglie Maddalena da incarico a Giuseppe Maria Sartorio di fare il busto al suo congiunto. Non un artista così, ma l’artista massimo dell’ arte cimiteriale
Il busto oggi entrando al cimitero si trova alla sinistra della Chiesa con dietro bianchissimi loculi. Un busto di un realismo incredibile a testimonianza “severa” di una Sezze rigorosa, orgogliosa, bella amante della bellezza e non si muove.
Sul basamento di marmo la scritta “LA VEDOVA MADDALENA, I FRATELLI LUIGI E CLEMENTE, LE NIPOTI PAOLINA E PEPPINA SANTELLI QUESTO MARMO A RICORDO GLI COMPOSERO PEGNO DI GRANDISSIMO AMORE E DI AMMIRAZIONE PROFONDA PER LE SUE VIRTU'”

Da piccolo quando passavo di la mi pareva di passare al cospetto di un patriota, come Garibaldi, Mazzini, uno che aveva il “prestigio della Patria” e la mia fantasia di bimbo non andava lontano dal vero. Nel cimitero di Sezze c’è la memoria di una religione civile che ha il vaccino contro i tempi presenti.
Ammirazione profonda per le sue virtù. Un busto di un grande artista italiano in una Sezze che stava nel processo di nascita di uno Stato nuovo con virtù civiche laiche dopo secoli genuflessi. Perchè esiste il bisogno di sentire il cimitero come è, e come è sempre stato, memoria di una città, di una comunità.
NOTE FONTE wikipedia
Giuseppe Maria Sartorio, (Boccioleto, 1854 – Mar Tirreno, 20 settembre 1922)
Studiò a Varallo Sesia e all’Accademia Albertina di Torino, infine frequentò l’Accademia nazionale di San Luca a Roma.
Lavorò a Torino, a Roma e soprattutto in Sardegna, aprendo diversi laboratori e botteghe. Avvalendosi di ottimi allievi ed esperte maestranze operaie, poté soddisfare le commissioni che riceveva da ogni parte d’Italia.
Scomparve misteriosamente nella notte tra il 19 e il 20 settembre 1922, durante la traversata sul piroscafo “Tocra” da Olbia a Civitavecchia. Furono vagliate tre possibili piste d’indagine: disgrazia, suicidio o omicidio a scopo di rapina, ma, essendo tutte plausibili, solo dopo oltre venti anni fu dichiarata la morte presunta


