La vaccinazione e il mappamondo che mi regalò papà
15 Novembre 2021La fine della vita, la morte, è cosa che ho capito per educazione, per osmosi culturale. Chi muore non manca a se stesso ma alla sua gente e questo ci “costringe” al dovere di restare umani il più a lungo possibile. La vita è dovere di generosità verso gli altri viventi.
Ecco che questo “dovere comunitario” ci spinge al rispetto di noi per il rispetto degli altri. Ci spinge a lavarci, vestirci, curarci, avere buone maniere. MI insegnarono che dovevo essere “orgoglioso”, quindi sempre “generoso”. Orgoglio e generosità mi furono spiegati quasi come l’uno bisognoso dell’altra e viceversa.
Per questo mi lavo, mi vesto, mi curo… mi vaccino. Il male non è la cura, ma la malattia. Il male non è il medico ma l’ignoranza presuntuosa di farsi santoni. Al prete non chiedo miracoli, ma le preghiere che conosce per la scienza che gli dispiace. Al narratore chiedo storie fantastiche di cui innamorarmi ma non cure da cui salvarmi. Tutti siamo utili ma ciascuno per quel che sa, non per la presunzione di taluno di sapere tutto.
Mio padre sosteneva, per ridere al bar, che la terra non girava per via della non caduta del brodo dal piatto quando stavamo a testa in giù. Amavo, e lo amo ancora, mio padre ma nella consapevolezza di quanto fosse burlone al bar e inversamente sapiente di astronomia, forza di gravità e scienza. Non andai da lui per imparare la fisica del mondo, ma mi ha dato ed insegnato la vita.
Quindi se sto male mi curo e mi curo con le medicine non chiedendo l’affetto del medico ma la sua scienza.
Ho il dovere di restare vivo, ha il dovere di non far male agli altri, ho il dovere della scienza contro la barbarie della paura. Aveva ragione Galileo e non il cardinale Bellarmino e lui, Galileo, non era pagato dalle multinazionali delle lenti, dai futuri costruttori di astronavi, dagli alieni che avevano fatto le piramidi per preparare l’invasione del mondo, ma era animato dalla sua curiosità.
La scienza osserva curiosa senza paura, il pregiudizio annuncia la paura che verrà e non cambia la realtà ma la uccide nel suo immobilismo.
Il brodo non cade e la terra gira in tondo, papà aveva battuta felice ma mi regalò un mappamondo.


