Al bar mi chiedono di non far rumore come fosse un camposanto
21 Dicembre 2022Frequento i bar per antica passione, ho avuto il “lavoro” in eredità da nonno Lillo la Jattuccia e da papà Antonio Gattino. E loro erano già eredi di eredi di questa onorata attività, con abusi e contenimenti commessi e connessi (ci bevevamo sopra alla cattiva sorte).
Ho frequentato osterie da uomini duri, caffè da fighetti intellettuali e pure locali dove se bevi il vino devi fare le smorfie cercando retrogusti quando hai solo voglia di andare via per un poco da questa terra, in allegria per poi tornarci con il mal di stomaco che è il prezzo del giro di giostra.
Nel bar si dicono fanfaronate, ma si fanno anche rivoluzioni. I miei schiavi del Papa Re cospiravano con un quartino, poi ripeterono il rito contro ogni prepotenza… hanno cambiato il mondo ma il loro fegato ha negato il resto del percorso.
Detta questa lunga premessa entro nel dunque, nel nocciolo della questione. Ci ho pensato tanto a dirlo ma credo sia mio dovere dirlo per la decadenza dei tempi e per l’animo buttero che mi ritorce.
Sono in un bar e mi accompagno con il compagno Roberto Lodi e con Facile Penna, beviamo alla promozione del primo che ha fatto carriera e del secondo che ha avuto riconosciuto il lavoro di pensare. Siamo felici, siamo intorno a Natale. Siamo allegri, infatti Iddio ci aiuta, e come si fa al bar parliamo con la voce che si deve. Io poi da anni di evoluzione “baristica” ho un vocione che tuona
Una signora, in modi non certo gentili, ci chiede… “di far piano, di abbassare la voce”, la confortano signorine in crinoline del tavolo accanto. Chiedono al bar di essere una chiesa? Chiedono al bar di non essere villano quando è villana per definizione la città stessa che, per quanto grande sia, è solo un villaggio. Lo chiedono a me che mi ribolle il rigetto delle anime imbalsamate.
Resto basito, io che ho cantato a gola piena notti intere, che ho tenuto sveglio il mondo ora il mondo mi chiede di uccidere l’allegria, di tacere. Da fastidio la parola?
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (Gv 1,1-18) . Sono le sacre scritture, mica pizza e fichi, in principio fu la parola non il silenzio, non il mutismo, non la tristezza.
Ho cantato di Centruta a Pappino che volevano sposarsi, della Ciociara che va a Caserta, di “quando il vino ci arriva al gozzo ci fa un ficozzo”. Ora questa umanità muta e sorda non vuole vedere, non vuole sentire, teme la voce alta di un vecchio signore con due amici che, semplicemente, si prendono beffa delle cose del vivere quotidiano. E allora scrivi in onore di Zu N’Cicco Ceccano che quando stava al bar da Baratta lo sentivano fino a San Pietro a 3 chilometri, andarono dalla moglie Za N’Drina ad avvertirla: “Za N’Dri, N’Cicco va litighenne agli bar” (tuo marito litiga al bar). Lei non si scompose e non si preoccupò commentando : “N’è cattivo è occalono”. (non è cattivo ha la voce alta e parla tanto).
Zu N’Cicco era vivo, qui vogliono mettere la sordina ai bar, li vogliono rendere cimiteri, spazi per malati di solitudine, luoghi di incontro di monadi.
Sono triste, del resto che volete a questa gente danno fastidio anche le grida dei bimbi.



Un bar non e’ un’osteria
Molto meno, ma se vuoi stare tranquillo vai all’eremo non al bar
Rispetto anche per gli altri.il vociare e’ fisiologico,ma urlare no.a sezze puoi farlo.scritto da te ma e’ un altro contesto.fallo da Giolitti a roma e verrai invitato ad andar fuori
Mi dispiace tanta arroganza da un giornalista,tanto da scriverne un articolo.esistono anche gli altri avventori.che ne sai se sono ipoudenti? Scrivere senza avere contezza di tutto lo trovo di cattiva educazione
se hanno problemi se ne stanno a casa, al bar c’è rumore. Sai al cimitero c’è pace. Esiste una arroganza dei falsi cortesi e miti che offende il buon senso. Al bar si socializza non si prega, e si usa il tono di voce da bar non quello da rosario. statece n’casa se non volete gli altri…
Si usano toni pacati e gentili.ma non e’ il tuo forte vedo
E soprattutto…che caso strilli.