Finestrino

Finestrino

22 Dicembre 2022 0 Di Lidano Grassucci

Un finestrino, una corsa, un aero, un’automobile veloce mille volte. Perdere il fiato, respirare. Poi che lunga è la via, avviata è il per corso. Tutto muta, gli alberi paiono venirmi incontro per fuggire via, sono come i pensieri che vengono, vanno, tornano. Andate via, via lontano. Poi eccoli, sono il mio destriero, il mio compagno di viaggio.

Pensieri vestiti di nero, come un guitto in un teatro di Parigi, monologo alla luce dell’occhio di bue. Recita la scena di quella volta che si sentì travolta da chi era travolto dagli eventi.

L’attrice veste sempre di nero quando vuole la scena e non essere nella scena, quando sente che può recitare con occhi, mimica del viso, passo che governa anche il rumore delle tavole del palco. Recita in questo palcoscenico in cui ogni cosa pare falsa per quanto è vera. Recita di Giove pluvio che piange e non sa perché, da prima, poi mentre e poi si ritrova piangendo a rileggere la scena e ride a pagina tre di quanto è vero per se quel racconto fitto. Poi cerca di andare via, ma quella recitazione, quella azione resta indelebile.

Indelebile, un uomo trova la pietra filosofale, l’attrice si fa guardare al centro del palco e senza accorgersene guarda lo spettacolo delle spettatore. Spettatore e attore sempre nella medesima commedia. Vorrebbe andare via, vorrebbero andare via in strada fuori commedia, ma è la commedia della loro vita.

Un finestrino, una corsa, un aereo, un’automobile veloce mille volte.