Ago, organza e gelso
23 Dicembre 2022Le mani su un tessuto di organza, minuto lavoro di mani, curate per curare. Tessuto che visto così è trama e ordito, ma visto dalle mani, dopo le mani, oltre la mano è… bianco, candido, bianco pulito. Pazienza, silenzi infiniti, ore ed ore, poi idea che muta e nuova traccia per il filo, organza.
La seta ra un segreto, un segreto rapiti, rubato. La seta è refurtiva.
Baco e gelso. Il gelso ha un frutto tanto bianco quanto dolce. Ci salivo sopra, segnava il confine tra l’aia e i campi di grano da sopra guardavo oche e galline, conigli saltare. Aveva lentiggini, faccia da dispetto, e guardava i colori.
Le mani su un tessuto di organza, bianco.
Il mondo è lento, sopra il gelso, tra i rami vedi la tavolozza dei colori della campagna e quando hai bisogno di bellezza te li vai a prendere.
Giocavo con le bombe che espodevano per mia bocca, ma poi mangiavo i gelsi. Poi venne la bimba con le lentiggini a dirmi, prova questo. Pardon, pardon, sono cose nella vita, racconto che così viene.
Lei prese ago e filo e comincio a fare una scultura di organza, una statua di seta, una seta. Poi nuda si curò di indossare la su proporzionata bellezza e si vestì da sé, della sua creativa intelligenza.
Organza, mani, filo e quell’abito poteva essere ospite a La Scala, al San Carlo, al Massimo, all’Opera’, il soprano si fermò, scintillio della lirica, rimase rapita dalla figlia del gelso.
Su di un albero al confine dell’aia una bimba chiedeva complicità ad un bambino, si trovarono grandi a capire l’acqua di un fiume che chiamano vita.
Foto: albero di gelso, Vincent Van Gogh


