Lettera aperta a Vincenzo Zaccheo: facciamo lo Statuto

Lettera aperta a Vincenzo Zaccheo: facciamo lo Statuto

24 Dicembre 2025 0 Di Lidano Grassucci

 

Lettera a Vincenzo Zaccheo

Caro Vincenzo,

ti scrivo, così ragiono un poco.

Latina è la tua città, la mia di adozione, ma per entrambi il nostro mondo.

Tu hai amministrato, fatto politica, io ho scritto con sensibilità diverse, ma oggi voglio dire, arrischiandomi il diritto, di una cosa immateriale che farei con la Fondazione.

Ecco, chiamerei tutti, ma non solo i 120mila cittadini di Latina, ma anche gli altri, quelli della grande Latina Capitale che va da Aprilia a Spigno Saturnia, dal mare ai Lepini, per tacere di Ausoni, Aurunci, e la valle dell’Amaseno, e insieme scriverei lo “Statuto di Latina”.

Scriverei le ragioni che ci hanno fatto stare insieme, ci hanno fatto quello che siamo e ci faranno quello che saremo.

Metterei sullo statuto che qui si è fermata (nata) la letteratura del mondo quando doveva ancora cominciare con Circe e l’amore di Ulisse, metterei che siamo stati stazione di servizio della prima autostrada di questa terra che si chiama Appia ed è patrimonio del mondo.

Metterei di culti alla madre, come Mater Matuta, di santi come Maria Goretti, anche San Lidano, anche padri della Chiesa come Tommaso, e poi su nel tempo fino a ora e i 100 anni si moltiplicano per 10, 20, 30 secoli ciascuno dentro noi.

Poi metterei della bellezza di laghi e foreste, di campi fertili, di fede e di fonderie che fanno le centine di San Pietro, e giù per fornaci e lavori in alberi secolari fino alle centrali nucleari, fino agli aerei di Marchetti.

Ecco, Vincenzo, scriverei una magna carta di questo popolo dove facevi domande con la cadenza latina di Sezze e ti rispondevano in friulano, sentivi il sapore della richiesta di uno di Gaeta in sapor di Sicilia e ti carezzavano in veneto della Serenissima, per tacere di facce cotte di italiani di Libia e Tunisia a parlare della nostalgia di uomini tristi a ricordare Pola o Ragusa.

Lo metterei nel patto che dice non già palude, ma “lo abbiamo fatto insieme”.

La nostra magna carta che ci impegna da ora e per sempre ad essere degni di questo posto anarchico di butteri, felice di romagnoli che ballano, di Lepini che bevono grappa con la ruta e offrono carciofi alla giudia.

Sarebbe bello parlare di noi e poi scriverlo per sempre.

Nella foto Vincenzo Zaccheo e Maurizio Masutti