Natale, narrare una storia

Natale, narrare una storia

25 Dicembre 2025 0 Di Lidano Grassucci

È Natale, tempo che i cristiani si fermano, si bloccano. A Pasqua c’è la grave liberazione della morte, la speranza del risorgere. A Pasqua fai bilanci.

Oggi?
Oggi dicono sia nato un bimbo. Direte, cosa c’è di anomalo? Ogni nascita è unica e allora contiamo, raccontiamo, una per tutti. Un bimbo che nasce appena viene da noi in questo mondo si tuffa nell’ aria dal mare della madre, da cui viene, urla, urla per prendere fiato e camminare da solo. Ecco che cosa è questa storia, è una storia. Urla, grida muove gli arti, cerca di essere accudito, aiutato per aiutare quando lui sarà uomo e gli altri nel viatico di lasciare il passo.
Non mi chiedo chi sia il Nazareno potrebbe essere di ogni contrada, di questo mondo, mi chiedo perché il suo racconto ci riguarda. Oggi si mangia, oggi si ride, domani sarà come ieri. Non voglio sapere perché ho scritto una lettera a Babbo Natale, ma quello che ci ho scritto conta . Scrissi un patto con questo essere figlio per il padre, mi dovevo fare uomo e, come tutti, ci ho provato. Ora che sono più verso venerdì ci penso a quel patto, promisi di imparare, di vedere le cose del mondo per poi capire e, sbagliando, cambiare e di nuovo a imparare per essere un bimbo che impara e non un sasso che frana per gravità.
Così il Nazareno è oggi il bimbo, la bimba che fa quello che ha fatto lui: vive in questo unico viaggio.
Più buoni? Più cattivi? Ma che significa siamo solo umani, cattivi e buoni nel medesimo tempo e mischiati, errati, erranti o giusti, o troppo giusti, tutti con lo stesso fine: vivere nella ricerca della felicità. Un bimbo e una bimba dedicata alla vita inevitabile, tutta d’un fiato fino al respirare che hai finito la riserva.

In mezzo tra Natale e Pasqua (tranne uno ci fermiamo al venerdì prima) la vita… Gli amici, Maria di Magdala e ogni cosa che sta dentro il patto con il padre.