I FURBETTI PONTINI DEL NUMERETTO E IL CONTRAPPASSO DELLE BUCHE

I FURBETTI PONTINI DEL NUMERETTO E IL CONTRAPPASSO DELLE BUCHE

8 Gennaio 2026 0 Di Davide FacilePenna

Mia madre, che ha quasi ottant’anni e tutti gli acciacchi di una vita, mi chiede di accompagnarla a Largo Cirri per fare una TAC che aveva prenotato dal almeno un anno. Ce la porto con la mia nuova I20  ma sacramentando da Latina Scalo fino alla Q4 per le decine, anzi, centinaia di buche o meglio voragini, che, con le ultime piogge, si sono aperte su via Epitaffio. Impreco contro tutti gli amministratori e le amministratrici che si sono alternati alla guida di questa sciamannata città negli ultimi dieci anni. Maledizione alle vostre polemiche del ciufolo sulla qualunque tranne che su quello che ci riguarda direttamente. Maledizione alle scuse che avete sempre pronte a cui solo gli allocchi possono credere: è colpa dell’Europa, è colpa della Guerra in Ucraina, è colpa dei dazi di Trump. Ma perché non ribelliamo e vi cacciamo tutti penso, mentre apro la porta della sala d’attesa della diagnostica. Ci vorrà un po’ di tempo per l’accettazione perché ci sono già persone dentro. Prendiamo il numeretto alla macchinetta rossa. Abbiamo il 71 e le indaffarate operatrici sono al 63. Ci sediamo tra altre persone, in gran parte anziane e silenziose. Leggo sul cellulare la notizia della nave russa sequestrata mentre arriva, affaticato, un uomo che si muove con una sorta di girello. Prende il numero 72 e siede affianco a noi. Subito dopo entra un giovane signore cha accompagna la mamma che deve fare un ecodoppler.  E’ biondo, atletico, ben vestito. Dall’accento pare uno molto pontino anche se parla, quasi, sottovoce. La mamma ha la testa bianchissima ma sembra in buona forma ed è ben vestita pure lei. Il biondo prende il numero che c’è sulla macchinetta in quel momento, lo guarda e guarda lo schermo su cui lampeggia il 66. Avrà preso il 73? Se è così sarà robba di massimo dieci minuti per lui e la sua mamma. Nel frattempo sono arrivati al numero 67. Lo chiamano due volte e nessuno risponde quindi, come da prassi, passano al successivo. Chiamano il 68 una prima volta e nemmeno adesso nessuno si alza in piedi. Stanno per chiamare di nuovo il 68 senza che nessuno risponda ma il biondo, con assoluta naturalità, si fionda allo sportello e dice “io”, gettando velocemente il numero nel cestino sul bancone. L’operatrice non ha il tempo di vedere il biglietto col numero e ovviamente si fida. Il biondo fa, serafico, l‘accettazione per la sua candida mamma. Mia madre mi sussurra che il biondo è passato avanti a tutti facendo finta di avere un numero diverso. Si vuole alzare e lo vuole far notare. La blocco dicendole “dai …ma ti pare possibile che abbia fatto una cosa del genere qui e per risparmiare quanto tempo? Dieci o quindici minuti? Siamo al ridicolo. Vedrai che qualcuno che se ne è andato via prima ha lasciato sulla macchinetta il 68”. Mia madre non si fida e quando tocca a lei va a vedere nel cestino. Ci trova, come sospettava, il numero 73. Lo dice alle bravissime operatrici che si scusano loro per lui. Loro che lavorano e non hanno colpe si scusano per un furbetto del numeretto. Finiamo subito la visita e riprendo la I20, sempre attento alle voragini sulla strada. Non sacramento più con i nostri amministratori pubblici, perché penso che quelle buche sono il nostro giusto contrappasso. Il contrappasso di una comunità di furbetti del numeretto. Mica gente malvagia o criminale. Solo gente che crede che la furbizia sia passare davanti a quattro vecchi in fila per una TAC, invece che riuscire a farsi riparare le voragini sulle strade che percorre in macchina ogni giorno.

 

Davide FacilePenna