Proteste in Iran!
10 Gennaio 2026Gli ultimi giorni della fine del 2025 e l’inizio del 2026, hanno segnato l’esplosione di uno dei più vasti movimenti di protesta degli ultimi anni. Ciò che inizialmente sembrava una serie di manifestazioni contro la crisi economica è rapidamente degenerato in un’insurrezione politica che mette sotto pressione il regime della Repubblica islamica, guidata dal potente e ultraconservatore Ayatollah Ali Khamenei.
La scintilla è stata la crisi economica: l’inflazione ha superato il 40 %, il rial ha toccato livelli storicamente bassi rispetto al dollaro, e beni di prima necessità come cibo, acqua ed energia sono diventati sempre più inaccessibili per molte famiglie iraniane. I grandi bazar di Teheran, storica spina dorsale dell’economia e tradizionale base di consenso, hanno iniziato a chiudere negozi e a scioperare, lanciando una protesta che ha subito trovato eco nelle piazze e nelle strade di dozzine di città.
In un crescendo di tensione, le proteste si sono diffuse ben oltre le rivendicazioni economiche: studenti e giovani hanno portato in piazza slogan che chiedono libertà, fine della repressione e persino l’abbattimento della guida suprema e del sistema clericale che governa il Paese da oltre quattro decenni. Molti manifestanti riprendono cori come “morte al dittatore” e “donna, vita, libertà”, e c’è chi guarda perfino all’idea di un ritorno simbolico alla monarchia con riferimenti a Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià.
Il movimento ha visto una partecipazione ampia e trasversale: non solo i commercianti dei bazar, ma anche studenti universitari, lavoratori e cittadini comuni di città come Isfahan, Shiraz, Mashhad, Qom e Hamadan. La diffusione delle proteste in oltre cento cittadine iraniane testimonia un malessere radicato, legato non solo alla mancanza di opportunità economiche, ma anche alla frustrazione per la mancanza di diritti civili e sociali.
La risposta del regime è stata dura. Le forze di sicurezza, compresi gli organi paramilitari Basij legati ai Guardiani della Rivoluzione, hanno usato gas lacrimogeni, idranti e, secondo molteplici rapporti di diritti umani, perfino pallottole vere contro i manifestanti. In diverse città ci sono stati scontri violenti e un numero significativo di morti e feriti, compresi giovani e minorenni portati in piazza. Organizzazioni per i diritti umani parlano di decine di vittime e centinaia di arresti, con arresti di massa di attivisti e organizzatori online.
Questa ondata di proteste, nata nell’inverno del 2025 e proseguita nel 2026, è la più ampia dal 2022, quando la morte di Mahsa Amini in custodia di polizia aveva scatenato un movimento di massa. Allora come oggi, la popolazione iraniana torna a chiedere non solo soluzioni alle difficoltà materiali quotidiane, ma una trasformazione profonda del sistema politico e sociale del proprio paese. Che questa “rivoluzione delle strade” porti a una pace duratura e a una nuova stagione di libertà e dignità per gli iraniani è un auspicio raccolto ovunque, ma il cammino resta incerto, segnato da repressione, rischio di escalation e un futuro incerto.


