C’è poco da parlare, speriamo nelle Olimpiadi
16 Gennaio 2026Ricordo il 2020, era gennaio e qualcosa si favoleggiava del Covid che forse nemmeno si chiamava Covid, era il Coronavirus. Un’influenza piuttosto contagiosa di cui parlare in un momento dell’anno e del mondo senza grandi spunti di cronaca, o meglio senza spunti di cronaca in grado di infuocare i talk show low cost, dove corrono tutti a costo zero per sponsorizzare il proprio giornale, trasmissione o libro (lo farei anche io se mi invitassero, anzi sono a disposizione).
E si parlava e si facevano domande con lo stesso tono sia che l’interlocutore fosse un politico, un giornalista, uno scienziato. Ancora non era stata individuata la figura del virologo quale massimo conoscitore dei destini del mondo, in realtà non si capiva neanche bene chi fosse un virologo: un medico? Un biologo? Un opinionista? Praticamente stesso curriculum del criminologo: un giurista? Uno psicologo? Un opinionista?
Chiacchiere per due mesi, poi i primi di marzo, dicono che, per qualche giorno, chiudono le scuole, anzi si sospende la didattica e quindi alunni a casa, docenti a seconda di quello che decide il relativo dirigente scolastico, personale ATA in servizio. Passa qualche giorno di sana euforia, a Latina tutti al mare visto che i ragazzini non vanno a scuola, l’8 marzo era domenica, un cielo azzurro magnifico e un sole lucente, una spiaggia affollata che neanche ad agosto. Assembramento, ma l’8 marzo 2020 il termine aveva lo stesso tono esotico di un neologismo.
La sera dopo, tutti impigriti sul divano dopo cena, sentiamo un po’ che dice Giuseppe Conte. L’allora Presidente del Consiglio, con un arguto giro di parole L’Italia è tutta zona rossa, ci chiude a casa.
Il giorno prima tutti al mare, il giorno dopo non si esce più. La settimana prima il Covid 19 era un argomento da bar, la settimana dopo i bar chiudono. Chiude tutto. Si può uscire solo per acquistare medicinali, generi alimentari e di prima necessità. Poi i morti, le file di bare, il collasso.
L’Italia è solo la prima. In Giappone hanno già fatto le prove per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Fermate anche quelle. Il mondo bloccato, nel giro di una settimana.
Due anni dopo, mentre si discuteva animatamente dei vaccini, si tengono le Olimpiadi invernali. A margine delle medaglie si inizia a discutere di qualche nervosismo della Russia nei confronti dell’Ucraina. Ma tanto ci sono le Olimpiadi, simbolo di pace e di tregua fin dall’antichità. La Russia infatti rispetta le Olimpiadi, o forse rispetta la Cina. Comunque sia aspetta la cerimonia di chiusura e, dimenticando che di lì a qualche giorno sarebbero iniziate le Paralimpiadi, prende a cannonate Kiev.
Gennaio 2026: a dire il vero “non si sa a chi dare i resti”, tra Venezuela, Iran e Groenlandia. Per i conduttori dei talk show sono tempi duri, troppe storie tutte differenti. La parola d’ordine è Diritto internazionale. Io ricordo poco di quell’esame, ma quel poco mi sembra fosse: alla fine è un diritto primitivo dove vale la legge del più forte. Gli stati sono sovrani e superiorem non recognoscens finché qualcuno non decide che del tuo non recognoscens non gliene frega niente e ti invade, bombarda eccetera. Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina si terranno dal 6 al 22 febbraio. Le Paralimpiadi dal 6 al 15 marzo.


