Piazza del popolo non è uno slargo

Piazza del popolo non è uno slargo

25 Febbraio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza… Ci passarono dieci morti, i tacchi e i legni degli ufficiali, teste calve, politicanti, un metro e mezzo senza le ali, ci passai con la barba lunga per coprire le mie vergogne, ci passai con i pugni in tasca, senza sassi per le carogne.

Claudio Lolli, piazza bella piazza

Inizio così con strofe di una canzone di quando da ragazzi volevamo “pane e rose” e oggi aspettiamo la pensione
Claudio Lolli parla di piazza maggiore a Bologna e noi eravamo “indiani” ma metropolitani
Latina ha una grande piazza nata per rappresentare un potere che era rurale, piccolo, ma che voleva ospitare masse non rivoltose ma plaudenti, non “indiani” ma “lunghi coltelli” , giubbe Blu.
La piazza di Latina non era per fiere ma per affari se libera da problemi di consenso. Il Comune, il Circolo dei signori locali, le funzioni finanziare dello Stato e un albergo per chi veniva “raramente” a trovarci impolverato da strade bianche. Piazza del popolo era questo e era il finale di un viaggio da continuare passando dritto fino a uscire dalla città in questa , deviazione, e tirare dritto sulla fettuccia di Terracina.
Piazza del popolo ha fame di macchine, ha la fretta degli affari, ha il consenso che non prevede dissenso. Quindi? Non ama giostre e giostrai che sono liberi. I calci in culo mai si confanno a marce ordinate, la ruota panoramica è troppo alta per la torre civica che è piccolina.
Quindi? Va rispettata, amata, per come è “austera”, grande per far sentire “solo” il passante, non fatta di cantanti soli ma di cori. Piazza del popolo è un ingranaggio di una città, non può essere un parco giochi, non può essere un Teatro, non può essere un campo di grano, manco un giardino. Ecco per pensare l’uso di uno spazio bisogna conoscerlo, poi immaginare da cosa è stato cosa sarà mai usarlo.