Maduro, Khamenei: la guerra per il petrolio
17 Marzo 2026L’America doveva mettere in sicurezza le riserve di petrolio venezuelane prima di attaccare l’Iran. Prima è caduto Maduro, poi è caduto Khamenei: un altro leader caduto per il petrolio.
Il punto è semplice: non puoi aprire un conflitto con un Paese come l’Iran senza avere una copertura energetica. L’Iran non è uno Stato qualsiasi, è uno snodo del petrolio mondiale. Se lì succede qualcosa, i prezzi salgono, i mercati reagiscono, tutto diventa più instabile. Mi meraviglia ogni giorno di quanto i politici debbano fingere incompetenza per promuovere una linea politica. Era ovvia la guerra in Iran, nessuna sorpresa, ma comunque qualcuno non l’ha capito.
Il piano è semplice: serve una strategia, un passaggio prima, una programmazione. Il Venezuela ha le riserve più grandi al mondo. Non è facile da sfruttare, ma è una garanzia. È una leva concreta. Senza quella leva, muoversi contro l’Iran significherebbe esporsi troppo.
Prima sistemi la base, poi ti muovi. Non è ideologia, è gestione del rischio. È evitare che un conflitto esterno si trasformi in un problema interno.
Maduro cade perché in un contesto energetico. Khamenei cade perché in un contesto energetico. Unico fattore? Certo che no! Ma è quello che rende tutto il resto sostenibile. La guerra paga, ma costa.
Alla fine cambia il nome dei leader, ma la logica resta: il petrolio può non essere sempre la causa dichiarata, ma è spesso la condizione che permette alle operazioni di avvenire.


