Referendum: il Sì merita una valanga di parole. Maratona oratoria
17 Marzo 2026Venivo da rigorose militanze di classe. Ero (e sono) socialista: il più antico partito italiano, quello di Andrea Costa e Filippo Turati.
La militanza era rigore marxista (non subordinazione leninista, si badi bene), era lotta dura, non parola borghese.
Ed eccomi oggi a organizzare, dentro il comitato Sì Latina, una maratona oratoria radicale, borghese, per il Sì. Roba alla Marco Pannella, che le maratone le faceva in solitaria.
Professionisti e cittadini che parlano di Costituzione, di libertà, senza vincoli. Un’idea nata per chiudere una campagna referendaria non facile, forse attraversata anche da molte mediocrità.
È come se, mentre si faceva la Costituzione della Repubblica, qualcuno avesse difeso lo Statuto Albertino perché con quello si era fatta l’Italia, quando ancora era Piemonte.
Così il rigore della militanza diventa amore della parola.
Si sale su un cubo, si prende un microfono. Sul cubo non si è più in territorio italiano, ma sopra: come allo Speakers’ Corner, nell’angolo nord-orientale di Hyde Park, a Londra, dove puoi dire tutto, perché non tocchi la terra del re ma stai su un trespolo.
Vecchie e sagge democrazie liberali.
Perché? Perché qui da noi la libertà è un fastidio: i preti ti chiedono di credere, non di essere libero; la sinistra, che pretende di conoscere il corso della storia guidata da gran sacerdoti, ti chiede di obbedire. Nessuno ti chiede di coltivare il gusto di pensare e di ridurre il Leviatano del “tutto è nello Stato, nulla fuori dallo Stato” di Giovanni Gentile.
Ecco cosa è fuori dallo Stato: spiegare il Sì e le sue ragioni con la parola, con le opinioni.
Hanno aderito quasi quaranta persone. La locandina illustra dove, chi e come.
Ecco che cos’è la libertà.
Ma cosa direte? Non lo so. Cosa dirò io?
Ma vi pare normale che davanti al tribunale ci siano le scale, mentre dentro ci sono già il giudice e l’accusatore, entrati in auto nel parcheggio? Hanno lì i loro uffici, dove lasciano la toga…
Il difensore — per esempio il mio amico Renato Archidiacono, che cito per tutti — con la toga sotto il braccio aspetta il suo assistito e poi “sale” dove già c’è l’accusatore.
Ti piace?
No. A me piace che ogni mattina, nel sacro palazzo della giustizia, ci sia chi si farà persuaso della mia innocenza o della mia colpa, e che chi mi reputa reo e chi mi ritiene innocente salgano le medesime scale.
Così, da liberale.
Ecco cosa dirò.
Maratona oratoria — Latina, 18 marzo, dalle 17:30
Corso della Repubblica, angolo via Eugenio di Savoia.
Interverranno:



