Saluto a Umberto Bossi

Saluto a Umberto Bossi

19 Marzo 2026 0 Di Lidano Grassucci

E’ morto Umberto Bossi.
Da patriota italiano, non ho mai condiviso la sua idea di “dividere” questa mia Italia, ma devo riconoscere che non era una figura banale. Rappresentava non tanto il Nord, quanto l’Italia dei comuni, dei campanili.
L’Italia della Secchia rapita, che divide Modena da Bologna; o l’amore non ricambiato di Ufente per la regina Camilla, che spiega perché Sezze e Priverno si guardino distanti, ma così uguali.
Bossi era convinto che la terra, il campanile, contassero più dei romanzi di Manzoni, della Commedia di Dante, della lirica di Verdi; e, in fondo, non era tutto sbagliato. Il suo popolo era così cristiano da sfiorare la blasfemia, con l’acqua del Po elevata a simbolo, che non è certo quella del Giordano.
Mentre tutti parlavano di mondo globale, Bossi pensò qualcosa di originale, quasi capovolto. Con lui abbiamo giocato a costruire una nostra piccola Padania, una Lepinia.
Un gioco, ma non troppo. Come Peppone, comunista e internazionalista, che al suono del “Piave mormorò” sentiva comunque la patria emergere dall’anima.
Ecco, Umberto Bossi è stato così italiano da inventare la Padania; noi, così lepini da restare italiani.
Io l’ho combattuto: il mio eroe era Garibaldi, non Alberto da Giussano. Eppure capitava anche a me di pensare a San Lidano.
Un saluto a Bossi, secessionista italiano.