Coletta e il rischio della forma liquida
15 Novembre 2021Lenin, ma chi lo ricorda più, scrisse un libercolo che aveva per titolo “Che fare?”. Confesso che ho provato mille volte a finirlo, ma niente… indigesto. Sarà per questo che non sono comunista. Ma, la domanda resta . Lui Lenin spiegava in quel libro come organizzare la presa del potere, quando ancora c’era da prenderlo.
Sarebbe il caso anche per Coletta porsi la domanda: che fare?
Nella sua prima esperienza aveva pensato ad angeli che scendevano tra gli uomini per portarli nel regno di Dio, ma ora deve assoldare anche i diavoli e il regno di Dio è sub iudice a domande come “quale Dio?”, “come si prega?”, “ma esiste dio?”.
Il centrodestra, poi, è un mosaico incoerente, che non disegna niente. Tutti puri in via di impure sistemazioni.
Nasce una politica liquida che assume la forma del recipiente che occupa. Del resto per fare l’anatra alla arancia è indifferente se la medesima è claudicante o meno.
La domanda di Lenin “Che fare?” non si pone, resta quella di “come mi accomodo nella caraffa o nel bicchiere, al più nella bottiglia”.
Sta a Coletta dare non posti ai partiti, ma orizzonti alla città, una città in cui sono tutti governativi per antica tradizione.
Ne approfitti Coletta e osi l’impossibile: ora ha denari, non ha vincoli avendone troppi, e può cambiare il gioco per sempre.
Altrimenti? Sarà caraffa, bicchiere o bottiglia anche lui.


