Sermoneta, che c’era prima di Roma. La storia spiegata ai tano (i sermonetani nuovi)
15 Novembre 2021Tempo di accordi di sistema al Comune di Latina. Accordi complicati e dal decorso lungo, causa il bislacco risultato elettorale di un Sindaco di sinistra con maggioranza consiliare di destra. Accordi che però si faranno per il bene comune e perché pare brutto cedere la “cadrega” dopo che ti ci sei appena seduto. In virtù della rinnovata pax-pontina, mi aspetto una nuova ondata di retorica patriottarda che metta d’accordo rossi e neri di Città. Perciò di nuovo il mito della Città di Fondazione, la Palude Bonificata, Le Bufale di Cambellotti, i Coloni, l’Architettura Razionalista.
Onde evitare la solita solfa mitizzata (a destra e sinistra) oltre la reale portata, mi permetto di ricordare una Fondazione vera, che trova origine nel Mito e nella Storia.
La Fondazione del mio paese, Sermoneta, che, qualche “intellettuale de noantri”, potrebbe usare come parametro per capire il significato delle parole Storia e Mito. Sermoneta è conosciuta in tutta Italia per il Borgo Medievale e per
l’epopea dei Caetani che, dopo sette Secoli di dominio, ce l’hanno consegnata bella così com’è. In realtà la nascita del Borgo Medievale fu merito degli Annibaldi che ci edificarono le due Torri principali del Castello, ma poi dovettero cedere le terre Sermonetane alla famiglia Caetani su pressione di Bonifacio VIII (che era ovviamente un Caetani oltre
che Papa-Rè). In realtà l’abitato originario di Sermoneta preesisteva al Borgo Medievale.
Sicuramente c’era già al tempo dell’Impero Romano e prova ne è, tra le altre cose, il sentiero dei Silici, l’antica via (ancora percorribile) che dalla zona di San Michele porta al Centro Storico. Si chiama sentiero dei Silici proprio perché era stato costruito col sistema dell’Opus Siliceum.
L’Opus Siliceum era una tecnica di costruzione che i Romani utilizzarono in Italia Centrale tra il VI ed II Secolo A.C. e adottata pure in seguito. Praticamente realizzavano mura e strutture edilizie incastrando tra loro massi e pietre di forma diversa e senza malta, che riuscivano a saldarsi grazie al peso delle pietre stesse. Qualche tratto di Opus Siliceum è ancora visibile vicino la Porta di San Nicola, perciò credo che la tecnica funzionasse molto bene, soprattutto se la paragoniamo alle odierne strade piene di voragini. Probabilmente furono proprio i Romani a dare a Sermoneta il nome odierno, o quasi. La chiamarono, secondo una delle ipotesi fatte, Sulmoneta, unendo al nome originario il nome della Dea Giunone Moneta, per ringraziarla dell’ardua vittoria conseguita nei confronti dell’Antica Sulmo.
Ed è qui che la Storia si fonde al Mito. Ritroviamo la nostra Sulmo negli scritti di Plinio il Vecchio, che la annovera tra le 53 città che componevano la regione del Lazio Arcaico.
Probabilmente era una delle città che, secondo lo storico Tito Livio, si trovarono in mezzo allo scontro tra Volsci e Romani finendo per diventare una delle colonie di questi ultimi (la guerra del cambio nome?).
L’origine del Lazio Arcaico non è certa, ma a dar retta alla mitologia, furono i Lacedemoni che, ribellandosi al governo del Tiranno Licurgo, abbandonarono Sparta ed approdarono presso il Monte Circeo per fondare, appunto, le 53 città preromane del basso Lazio, tra le quali potrebbe esserci stata pure Sulmo-Sermoneta. I Sermonetani eredi addirittura degli Spartani ribelli? La tesi mitologica sarebbe confermata persino da Virgilio nell’Eneide, se è vero che la Sulmona di cui scrive nel X Canto è la nostra Sulmo e che suoi quattro baldi giovani andarono a morire, uccisi da Pallante, per impedire ai fuggitivi Troiani di stabilirsi dalle nostre parti.
Spartani- Sermonetani che combattono contro Enea in fuga da Troia. Che storia incredibile (i periodi storici non coincidono molto, ma tanto in questo caso c’è licenza mitologica). A vederci oggi a noi Sermonetani, si fa fatica a credere a cotanto passato guerriero e mitologico. Forse, più prosaicamente, la comunità di Sulmo, prima di
posizionarsi dove si trova ora, stava sul Monte Carbolino (sopra la Abbazia di Valvisciolo) dove ancora sono visibili i resti di mura poligonali di origine arcaica. Conferma arriverebbe dalla scoperta, agli inizi del Novecento, della vicina Necropoli di Caracupa, nelle cui tombe sono stati trovati reperti risalenti all’Età del Ferro.
Verosimilmente i proto-sermonetani si spostarono da un colle ad un altro proprio per sfuggire ai bellicosi Volsci, finendo però poi sotto il dominio dei Romani.
Basta tutto questo come Storia e Mito di Fondazione per spingere “i cittadini pontini” a maggiore prudenza nel maneggiare la materia? Forse no.
Male che vada, questo promemoria, potrebbe servire da base ai Tano che volessero spodestare l’ultima Regnante di Sermoneta. Voi Tano, oltre ad organizzarvi politicamente, dovreste conoscere e celebrare il Mito della Vecchia Sulmo se volete fare il grande salto. Del resto se arrivarono i guerrieri Spartani a fondare Sulmo, potrete pure rifondarla voi scontrandovi con i moderni Pallante, magari prima che arrivino troppi figli di Troia.
Davide FacilePenna


