La poesia della Befana

La poesia della Befana

6 Gennaio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Che giorno strano è oggi, giorno della Befana che va via con le feste. Lo attendevo con frenesia per via dei doni che non ci potevi giocare che domani la festa non ti aspettava ma dovevi tornare a scuola e la poesia a memoria da imparare, da ripetere pappagallini ammaestrati. Avrei voluto restare un poco con il gioco, compiti da fare e vita che sorridere era peccato la felicità un reato e il gioco stolto. Così passava questo tempo di Befana, come poi nella vita che per me era sempre un mercoledì.
Domenica preghiera, sabato mi salvavano le comiche in TV, ma anche lì ci stavo male per Stanlio e Olio che non ne imbroccavano mai una. Che film la vita, la Befana Vien di notte con le scarpe tutte rotte. Ma da dove passa se il camino è acceso, dove va via se piove, sulla scopa fa freddo. Ci credi? Io, lo confesso, ci ho voluto credere per via che forse un poco ero come deve essere un bambino capace di giocare e non timoroso che ogni cosa bisogna fare.
Questo bambino sta troppo sulle sue come se quel libro lo avesse rapito, ma non sono favole ma mistiche vite, percorsi dove non si vola con l’ aeroplano ma si soffre a testimoniare che è così vero stare nel verbo e piove. Quando pioveva il sei di gennaio era bello perché nonno stava davanti al fuoco e io a terra con il tempo di giocare prima di dover imparare la poesia che ogni volta che “recitavo” cambiavo per via che mi veniva un’ altra rima. Così domani al maestro compito grembiule nero e fiocco gigante azzurro avrei detto altre rime ancora. Lidano ma ci he dici? Avevo paura di sbagliare sbagliando. Poi d’un fiato mi veniva, bravo mi diceva e siccome aveva capito aggiungeva: dai ora come ti viene. E così andavo e la Befana Vien di notte diventava la befana piena di note che cantava ogni notte con le calze che le erano in sorte e sospesa in volo sfidava la sorte a giocare con gli aerei e fare come farei una danza, ci vuole creanza.