Libertà di espressione, un diritto?
11 Gennaio 2026Ogni volta che sento parlare di libertà di parola provo una diffidenza profonda, non verso il principio in sé, ma verso il modo in cui viene usato nel dibattito pubblico. Da anni la propaganda si fonda su un meccanismo semplice e tossico: la fallacia dell’uomo di paglia, cioè la riduzione di un problema complesso a sole due opzioni fittizie, o questo o quello, senza alcuna possibilità intermedia.
La libertà di espressione viene così presentata come una scelta obbligata tra due estremi irreali. Da una parte una libertà totale, assoluta, senza limiti né responsabilità, che finisce per coincidere con il diritto di insultare, umiliare e aggredire verbalmente chiunque, soprattutto i più deboli. Dall’altra parte il suo opposto caricaturale, un mondo in cui nessuno può più dire nulla, in cui ogni parola è censurata. Questo schema è falso, ma viene ripetuto fino a sembrare naturale.
In questa narrazione non esiste lo spazio della realtà, quello in cui si possono migliorare le regole, chiarire i confini, distinguere tra critica, dissenso e violenza verbale, rendere le norme più giuste e le tutele più efficaci. Ogni tentativo di ragionamento viene cancellato, perché il conflitto funziona meglio della complessità. Il risultato è una radicalizzazione continua, a destra come a sinistra, che trasforma la libertà di espressione in un’arma e non in un diritto.
Per questo, quando sento invocare la libertà di parola in forma assoluta, penso sempre meno a una società più libera e sempre più a una legittimazione della prevaricazione verbale. Penso a un sistema che confonde la libertà con l’offesa e il coraggio con l’aggressività. Allo stesso modo, chi pretende di stabilire cosa si possa o non si possa dire riproduce la stessa logica autoritaria, solo con un segno diverso.
La propaganda che molte generazioni hanno interiorizzato ha prodotto un effetto chiaro: l’incapacità di pensare fuori da questi due estremi inesistenti. Si è spinti a scegliere tra una libertà totale che non può funzionare e un silenzio totale che non può esistere. Questa è la vera trappola della fallacia dell’uomo di paglia: costringere le persone a discutere di un mondo immaginario, mentre la realtà, fatta di equilibrio, responsabilità e ragionevolezza, viene sistematicamente ignorata.


