Il gazebo del sì al referendum e l’ indifferenza
1 Marzo 2026Tra la gente è difficile stare: c’è tanta indifferenza. Siamo a Latina corso della Repubblica il giorno del mercatino della memoria.
Indifferenza significa non interessarsi a ciò che accade nel mondo, come se “questo o quello pari fossero”. Ma nulla è uguale, tutto ci riguarda, e ciascuno deve scegliere, non restare a viver — direbbe Dante — “come bruti”.
Cerchiamo di spiegare le ragioni del Sì al referendum sulla separazione delle carriere, insieme ad avvocati che si battono per portare a compimento il percorso del giusto processo.
La gente passa: molti, devo dire, si fermano e dicono convinti che voteranno sì.
Altri, più seccati, rispondono “voto no” e guardano il volantino come fosse una granata senza sicura.
La piazza è divisa in quattro: Fratelli d’Italia con i ragazzi per il Sì; un gruppo di destra che chiede la reimmigrazione; i Cinque Stelle per il No; e noi, per il Sì.
Ammetto che il nostro gazebo è il meno professionale è quello di gente che ci prova, semplicemente. Ci sono i ragazzi di Annalisa Muzio che montano la tenda, Pierluigi Torelli, poi arrivano Francesca Roccato, Domenico Oropallo, — in moto da Roma — Renato Archidiacono, che fa una incursione, Vincenzo Bianchi, Mario Pellegrino, Daniela Fiore e Giorgio De Marchis. Arriva anche Nicolò Giglio per AIGA.
Cerchiamo di parlare, qualcuno si ferma e chiede, ma sono pochi: i più tirano diritto, ma prende il pieghevole, altri non ci neanche considerano.
Quelli dei Cinque Stelle improvvisano un comizio con il megafono. Dicono la loro; noi proviamo a spiegare che non si tratta di dominio del governo suo giudici o di fretta nel fare il processo , ma semplicemente di fare la cosa giusta.
Intorno c’è il mercatino, la gente passa, e i volantini sembrano, sempre più, oggetti da evitare, come se il vivere collettivo fosse stato sostituito dal triste motto del “facciamoci i fatti nostri”.
Mi torna in mente il monito di Martin Niemöller, pastore luterano:
Prima vennero per i socialisti, e io non dissi niente, perché non ero socialista.
Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi niente, perché non ero un sindacalista.
Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi niente, perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me, e non c’era più nessuno a protestare per me.
Ecco cos’è l’indifferenza. La gente passa, molti partecipano, ma gli indifferenti scopriranno un giorno che l’indifferenza degli altri può rivolgersi anche contro di loro, quando i casi della vita li renderanno vittime o accusati di essere Caino.
L’omino dei Cinque Stelle inveiva contro la casta e, per coerenza, finiva per esaltare quella dei giudici di casta: i paradossi della politica. Urla di un mondo di ladri e il loro fondatore si faceva pagare anche il suo respirare.
Alla fine bisogna scegliere: o si sta con una casta, o con la libertà dei cittadini.
Per questo votiamo Sì, anche per chi dice No, per la libertà dei cittadini.


