Covid 19, fase 2/ La lezione che mi diede Daniele Nardi

Covid 19, fase 2/ La lezione che mi diede Daniele Nardi

4 Maggio 2020 0 Di Rita Berardi

Oggi 4 maggio del 2020 è partita la seconda fase contro il covid 19 e tra la persistente angoscia e paura su come andrà a finire il disorientamento, diviso nella sprovvedutezza di alcuni e la minaccia, più che avvertimento, del governo di chiudere tutto in caso di ripresa di contagi.

Conte “chiuderà i rubinetti”,  la scelta di far riaprire a colpi di tosse delle attività che non avranno altro che ulteriori spese sembra determinare più che la ricaduta, il fallimento di molte attività artigianali e commerciali.

Allora il mio pensiero va a una persona speciale. Immagino cosa avrebbe detto e fatto in questo difficile momento.

Mi riferisco a Daniele Nardi, il nostro alpinista, dico nostro, perché era di Sezze, che ci ha lasciato proprio l’anno nel 2019.Vi chiederete… MA perché proprio a lui va questo mio immaginare:  Daniele affrontava le cose con determinazione e coraggio e sapeva dare motivazione e chiara spiegazione di ogni gesto, scelta, movimento o pensiero. Ma lo capirete meglio leggendo la storia che mi lega a questo audace alpinista della pianura, cosi lo chiamavano, anche se lui era cresciuto sotto una montagna che se pur piccola fronte alle Alpi, ma pur sempre montagna: la Semprevisa.

Proprio su questa lo incontrai per la seconda volta della mia vita.La prima volta che conobbi Daniele era piccolo quando, la nostra professoressa Filigenzi, sua madre, ci portò a fare una merenda a casa sua e Daniele con Luigi suo fratello, piccoli saltavano sul divano, arrampicandosi come davvero fosse il preludio di quello che avrebbe fatto nella vita.

Gli anni passarono e persi di vista il Daniele fino a quando scrivendo su Latina Oggi appena seppi che Daniele Nardi stava preparando una scalata su l’Everest lo chiamai per seguire con gli articoli la sua esperienza non tanto da alpinista, ma da setino.

Ci sentimmo un paio di volte per telefono per coordinare un appuntamento “vis a vis” ma, invece, così non fu perché il direttore preferì far seguire Daniele dal mio caro collega e amico Alessandro Allocca. Se pur con un pizzico di invidia fui consapevole che Ale avrebbe giovato di più a Daniele, in termini di visibilità. Ci sentimmo per chiarirci e darci un appuntamento per un saluto, a quando il destino ci avrebbe dato modo. Non tardò di molto, il 31 dicembre del 2004 aprii la porta come ogni inverno, per dare un occhiata alla Semprevisa e vedere se fosse arrivata la neve e quel giorno c’era. La decisione di andare fino a Campo Rosello per accarezzare la neve fu tanto lesta come il prepararci con mia figlia Marianna Di Meo di 12 anni e mezzo e mia nipote Federica Berardi di 9 con un amichetta Silvia De Nardis.

Partimmo ad un orario non proprio ideale per scalare una montagna come la Semprevisa, per di più con la neve e con tre bambine tanto da perdermi in una gola piena di neve soffice, gelida, ma bellissima, per aver deciso di tagliare di petto la montagna e arrivare prima a Campo Rosello. Arrivammo bagnate fino alla vita nonostante l’equipaggiamento da neve che togliemmo subito restando quasi in mutande, sdraiate sulla neve a piedi nudi aspettando che gli indumenti non si asciugassero certo come al sole di Ferragosto, ma almeno tali da non raffreddarci. Stavamo beate solo noi essendo vigilia di Capodanno con la gran parte della gente a pensare al cenone di fine anno, felici di avere tutta la montagna per noi con anche il cielo azzurro da togliere il fiato e limpido, fino a quando, due sagome scendevano come due assennate dalla vetta. Impaurita non tanto perché’ ero la sola adulta, ma per la responsabilità verso le due non figlie, per le quali avevo già rischiato scalando una gola non battuta.

Ci rivestimmo in fretta per affrontare come se fossimo in un duello da film, di Sergio Leone, i due sconosciuti che correndo in discesa su un manto di neve abbastanza alto si avvicinavano velocemente e se anche in montagna, difficilmente si incontra brutta gente, mi misi in posizione di difesa con le bambine dietro di me, quando i due, con solo addosso una calzamaglia e maglia sportiva senza cappello,sciarpa, occhiali e scarponi, che noi invece avevamo, si fermarono per un veloce saluto, come è buon uso in montagna. Nello scambiarci due parole si venne a conclusione che lui era Daniele Nardi e io Rita Berardi dopo anni dalla sua scalata sul divano di casa. Dopo i complimenti lui a me del coraggio di arrivare con la neve fino a Campo Rosello da sola con tre bambine ed a lui per le sue scalate, ecco che Daniele, pragmatico e risolutivo nonché prudente consigliava di riprendere da subito la discesa prima del tramonto di li a poco. Mentre ci indicava come e dove scendere in quanto lui non poteva accompagnarci ad una discesa lenta, non avendo gli indumenti adatti, ecco arrivare altra unica sagoma di quel giorno un anziano signore del Cai di Latina a cui Daniele,  diede l’ordine di farci da guida per rassicurarsi che prima di sera fossimo giù e così fu.

Daniele, dal canto suo,  riprese a sfrecciare agile e veloce giù per la strada ferrata. Dietro la guida del sanguigno, ma obbediente signore di Latina arrivammo sane e salve alla macchina.

Il terzo incontro con Daniele e con il suo dare una chiara spiegazione e risoluzione e per il cui motivo penso di continuo cosa avrebbe fatto e detto riguardo al Covid, ma di più sulla quarantena e attività fisica, fu quando fece una mostra sul Tibet al bar di mio marito che non scrivo, tanto da essere conosciuto sia a Sezze come in provincia. Parlando di montagna, del Tibet, della sua Mountain Freedom mi spiegò anche una efficace soluzione, che poi era la sapienza inconsapevole delle brave casalinghe di mettere il cuscino fuori per almeno un ora e gli acari che davano allergia a Marianna asmatica come Daniele, sarebbero morti e quindi avrei risolto il problema senza antistaminici. Daniele Nardi in questo periodo di incertezze e paure chissà se ci avrebbe dato la stessa sicurezza che mi trasmise con il suo affrontare le cose di petto, ma con intelligenza, prudenza e preparazione, tanto che mi risolse il problema allergia in due parole con una spiegazione didattica e affidandomi ad un esperto di montagna per tornare a casa il 31 dicembre 2004 in tempo per fare la doccia e prepararci per il primo ballo di Capodanno di Marianna al “Pura Vida” sotto le pendici della Semprevisa oggi “Semprevida”, ma questa è un’altra storia.