Munari e Cuculo, che spettacolo il jazz a Latina

Munari e Cuculo, che spettacolo il jazz a Latina

6 Settembre 2020 0 Di Luca Cianfoni

Concerto entusiasmante quello del Latina Jazz Club Luciano Marinelli di ieri 5 settembre che all’arena del Circolo Cittadino Sante Palumbo ha ospitato Gegè Munari quartet feat Vittorio Cuculo.

Quattro musicisti, quattro talenti naturali

Un concerto pazzesco, quattro musicisti grandiosi “dal curriculum eccezionale e infinito” come ha detto ieri nell’introduzione al concerto il direttore artistico del Latina Jazz Club, Elio Tatti. Quattro musicisti che sembravano suonare per otto, dieci, dodici elementi, che hanno portato al centro di Latina, nell’arena del Circolo Cittadino musica, gioia, allegria, spensieratezza, ma anche tecnica, estro, talento e imprevedibilità, in una parola: jazz.
Si inizia con Nightbird di Enrico Pieranunzi introdotta dai colpi sui tom e sui tamburi del mito, “the legend”, come lo chiamano i ragazzi che lo contornano, Gegè Munari e subito a seguire un assolo di sax con il contrabbasso che fa da contrappunto con un walking infinito. E se Munari ha cominciato sparando colpi sui tamhuri, Cuculo è un mitragliatore di note sul sax. I piedi dell’arena del circolo cittadino, battono tutti il tempo, anzi corrono dietro ai fantastici quattro posizionati sul palco. Il tastierista lascia senza fiato il pubblico con le migliaia di note suonate, con un’intensità pazzesca. You’d be so nice to come home to di Cole Porter è uno dei pezzi pubblicati nell’ultimo lavoro di questa band, Between: inizia il sax e a seguire il piano, la carica di Gegè Munari è incredibile e gli incitamenti agli altri musicisti li scuotono e lo spingono a dare ancora di più, come se già il livello tecnico e artistico non fosse abbastanza alto. Cuculo si piega in due per tirare fuori dal suo sax note acute, gracchianti, che provengono direttamente dalla sua anima jazz e sembra proprio che il sax sia la sua voce. Il suo approccio allo strumento è naturale, come se i tasti del proprio strumento sostituissero le sue corde vocali. A seguire una ballad con un tema delicatissimo di sax. I quattro sul palco si divertono e cambiano ritmo alla canzone, senza farsene accorgere e in un attimo da un lento si passa a una bossanova, accelerando ancora per poi tornare al lento. Munari sembra re Mida e con 2 o 3 colpi di bacchetta riempie il suono come se suonasse due batterie. Le note sghembe, storte, ma giuste del piano, sembrano fuoriuscire direttamente dal corpo di Blaiotta. La prima parte del concerto si conclude con un omaggio a Thelonious Monk, In walked bud e si vola velocissimi, Enrico Mianulli al contrabbasso sembra andare a 200 all’ora sull’autostrada della sua tastiera e a bocca aperta lasciano anche tutti gli altri con una velocità d’esecuzione e pulizia del suono incredibili.

Gegè Munari suona tutto con le bacchette, anche il contrabbasso

Sì ricomincia con un po’ di swing e una composizione di Enrico Mianulli, I don’t need a thing, in cui a farla da padrone è proprio il suono rotondo del contrabbasso, e l’imprevedibilità di Gegè Munari. Subito segue Ce la posso fare, sempre all’interno del disco Between, brano con una velocità che sfida quella di Monk, un riff di sax molto teso e sfidante. Ritmo vorticoso ben riportato dalle note attorcigliate del pianoforte, che sembrano girare su loro stesse; il pallino della canzone torna poi al sax che arriva a vette altissime, con una tenuta di fiato di Cuculo da fare invidia a un apneista. Il finale è un caleidoscopio di note in cui si passa dal fortissimo al pianissimo in un batter d’occhio! Un’altra composizione inedita di un membro della band, questa volta tocca alla penna di Danilo Blaiotta, che incanta con la sua ballad Ogni notte. Il tema di questa canzone è metamorfico, liquido e la dolcezza muta in malinconia quando nella canzone entra il suono graffiato del sax di Vittorio Cuculo donando alla canzone un tono malinconico e drammatico. Un altro omaggio a un grande del jazz, Charlie Parker, con la band che esegue Donna Lee. Il bebop trascina tutta la platea in note vorticose e velocissime, con il sax di cucolo che si inoltra in lunghissime discese di note, puntellate dai colpi di batteria di Munari, dal contrabbasso di Mianulli e dalla tastiera di Blaiotta. Un virtuosismo che rievoca la scrittura sognante e rivoluzionaria di Jack Kerouac e dei locali fimosi dei suo libri. Il concerto termina con Mr. Gomez, ancora di Mianulli, una festa completa e tutti sembrano ballare con i propri strumenti a un ritmo latino americano. L’improvvisazione di Munari è incredibile e finisce per suonare con le bacchette anche il contrabbasso di Mianulli. Una serata entusiasmante dunque che ha tenuto tutti gli spettatori incollati alle proprie sedie a seguire le fantastiche evoluzioni di questi quattro musicisti che insieme hanno creato un’alchimia irripetibile e hanno dato vita a una vera e propria, autentica atmosfera jazz nel Circolo Cittadino di Latina.

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Gegè Munari che suona con le bacchette il contrabbasso di Enrico Mianulli