Dibattito a sinistra/ Il pensare collettivo e il dominio dell’io di Teresa Faticoni

Dibattito a sinistra/ Il pensare collettivo e il dominio dell’io di Teresa Faticoni

29 Settembre 2020 0 Di Fatto a Latina
Riceviamo e pubblichiamo un contributo della collega Teresa Faticoni nel dibattito che è partito da un mio articolo nel ricordo, dalla sinistra pontina, dimenticato su Pietro Ingrao. E’ già intervenuto Raniero De Filippis candidato della sinistra a sindaco di Fondi e consigliere comunale. Un contributo alla politica un poco pensata che sia anche idee e non mera prassi. Grazie a Teresa Faticoni
Caro Direttore,
vedo che sulle colonne del tuo sito si sta sviluppando in qualche modo un’analisi sui dati elettorali, sconfortanti per chiunque abbia un minimo senso di agire democratico, dopo le elezioni di Terracina e Fondi.
Analisi che non so se il Pd abbia fatto al suo interno, ma che certo non ha esplicitato all’esterno
Voglio parlare di chi si sente, da tempo, senza terra. Di chi – se fosse residente a Fondi o Terracina – sarebbe senza scelta. Di chi vorrebbe partecipare, dare un contributo, perché è cresciuto con l’idea che il collettivo abbia la priorità sull’individuo.
Qualche tempo fa per la prima volta, dopo 25 anni, non sono andata a votare. L’ho fatto in segno di protesta. Perché vorrei innanzitutto che le mie idee, i miei valori, siano rappresentati e poi vorrei partecipare alla vita sociale dando il mio contributo, seppure minimo per quel che posso.
Vorrei che ancora si parlasse dell’idea che tutti debbano avere pari opportunità; che non esistono stranieri; che i confini sono limiti che abbiamo imposto noi, che la scuola deve essere pubblica libera e democratica per tutti, ma che si possa scegliere di andare a scuola dalle suore, pagando; la sanità deve essere pubblica, che curi tutti senza distinzioni; che il lavoro è ancora un principio importante sancito dalla Costituzione. E che per tutte queste cose bisogna muoversi (quelli che parlano bene direbbero proattivi, ma a me questo termine non piace), organizzare iniziative, parlare con le persone, insomma, fare politica.
Delle beghe di un partito chiuso e respingente come il partito democratico, sinceramente non mi curo, e come me un sacco di gente.
Possiamo rintracciare in questa mancanze di visione; nei silenzi ostinati; nello strategismo soffocante; in un certo poltronismo fosforescente; nel disconoscimento della storia in favore di un modernismo ottuso la sconfitta allarmante e brutta della sinistra?
Da ragazza nella tua redazione ho passato giornate ad ascoltare i racconti di Sabino Vona, sulle occupazioni delle fabbriche che chiudevano, con partito e sindacato dalla stessa parte a difesa degli operai. Ma dove sta il partito ora? E il sindacato? Io non li vedo mai dalla stessa parte, e spesso invece li ritrovo “dall’altra”.
Non sono operazioni nostalgiche queste, ma una sinistra vera deve stare dalla parte degli operai coinvolgendo tutti gli altri. “Compagni, non abbiate paura del popolo”, dice Emanuele Macaluso, che ho ascoltato spesso quando frequentavo l’università perché veniva a fare dei seminari a noi studenti. Questo vorrei dire ai maggiorenti del Partito democratico locale: non abbiate paura di ritrovare la strada socialista, aggiornandola ai tempi nostri sia chiaro, e non abbiate nemmeno timore di chi ha a cuore la politica e vuole dare un contributo
Teresa Faticoni