Recovery fund in salsa pontina: Chiediamo soldi ma sappiamo che farci? (di Emilio Ciarlo)
20 Ottobre 2020Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Emilio Ciarlo
Una mano di vernice. L’impressione forte quando si approfondiscono i fatti di Latina, il dibattito finto su
sviluppo e scelte strategiche, lo stato di realizzazione dei progetti è quello di una parete pericolante e
oramai in progressivo sgretolamento sulla quale vengono ripassate, in continuazione, mani di vernice. Chi
dispone della vernice più brillante o più calda, più alla moda o del pennello più grande vince.
Vedo che il Sindaco si appresta a dare anche lui una nuova mano di vernice sottoscrivendo, giustamente
per carità di Dio, la richiesta di accedere al MES, strumento europeo pensato per interventi di
rafforzamento delle infrastrutture della salute per i cittadini. Non solo. Con gran spolvero si parla di
“Recovery Fund”, organizzando l’immancabile diretta su Facebook che sarà certamente da seguire con
grandissima attenzione. Vernice che si può scrostare, purtroppo, con una semplice grattatina di unghia.
Partiamo dal “Recovery Fund”. Le Linee guida del Governo chiedono interventi strutturali, capaci di avere
un impatto sulla occupazione e sullo sviluppo (misurabile e non a chiacchere), interventi che cambino il
contesto provinciale, inseriti in un quadro programmatico di trasformazione territoriale. Sostenibili
economicamente e non solo ambientalmente. Niente panchine, piste ciclabili, interventi per il benessere
dei cani, voli pindarici che non siano progetti incardinati e funzionali a uno sviluppo vero della comunità, nel
senso di una produzione di ricchezza moderna, quindi nell’ottica della transizione ecologica. Roba seria non
una mano di vernice verde brillante.
Per fare queste cose occorre un’analisi del territorio e delle dinamiche nazionali e internazionali, una
individuazione delle filiere su cui puntare – per valore aggiunto e perchè le più compatibili con il territorio e
la sua valorizzazione – una Piano di sviluppo pluriennale coerente e una serie di azioni per trovare le risorse
e far entrare queste scelte nell’Agenda del Governo. Non voglio suggerire idee e progetti, è compito del
Sindaco e lo sentiremo nel l’appuntamento su Facebook, mi auguro però che non si basi sulla vernice fresca
stesa dall’Urban Center, progetto di cui l’Amministrazione pare andare molto fiera. Si tratta di un
“laboratorio urbano per la partecipazione civica nella trasformazione urbana” che finora ha svolto simpatici
temini, validi da Trieste a Canicattì. La cosa non ha forse convinto del tutto lo stesso Sindaco che poi, a
gennaio del 2020, ha affidato a tutt’altri soggetti un altro studio per lo sviluppo economico di cui ad oggi
attendiamo, fiduciosi, qualche notizia.
Cambiando argomento, passando alla salute, la musica non cambia. Chiediamo i soldi sul MES ma sappiamo
cosa farci? Abbiamo un’idea ordinata e sostenibile del rafforzamento dell’assistenza territoriale da
affiancare al progetto del nuovo Ospedale (per inciso non ho capito se fatto proprio dall’Amministrazione)?
Abbiamo una squadra per realizzarla? Il Comune e il Sindaco, al di là delle competenze, sanno esercitare un
ruolo di coordinamento, indirizzo e pressione per rafforzare la salute sul territorio, sostenendo le USCAR (le
unità speciali di continuità assistenziale) previste dalla legge per la gestione domiciliare dei pazienti affetti
da Covid-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero? Oppure si intende promuovere l’idea
dell’infermiere di comunità le cui Linee guida sono oramai state approvate dalla Regione? I Tavoli
permanenti ospedale-territorio per la condivisione dei percorsi di cura, di cui si parlava per stendere una
mano di vernice, sono mai stati promossi dall’Amministrazione? Tutto pronto, barattolo e pennello sono li e
abbiamo già chi indossa un camice bianco.


