I racconti del Prof Alvaro Morganti classe 1928

I racconti del Prof Alvaro Morganti classe 1928

25 Ottobre 2020 0 Di Emilio Andreoli

Sono insaziabilmente alla ricerca di testimoni del tempo, di quelle persone che possono raccontarmi della mia città e di quel periodo nefasto della guerra. E quando qualche giorno fa, con un messaggio, sono stato contattato da Luigina Morgante, ex professoressa di Lettere dell’Istituto Commerciale Salvemini, che mi ha proposto un incontro con il suo caro zio, Alvaro Morganti di novantadue anni, ho subito raccolto l’invito. Questo che sto per raccontarvi è un breve spaccato della sua vita.

 

È pomeriggio quando incontro Alvaro Morganti e sua nipote Luigina. Sinceramente mi aspettavo un ultranovantenne magari un po’ confuso e con qualche problemino di memoria, anche se Luigina mi aveva assicurato del contrario, e invece mi sono ricreduto subito. Ho trovato un uomo lucidissimo, con una memoria che io ci metterei la firma, subito, per arrivare almeno a settant’anni nelle sue condizioni.

Entriamo subito in confidenza ed è lui a decidere che dobbiamo darci del tu e per me va più che bene, perché quando entri in amicizia puoi permetterti di fare anche domande un po’ più indiscrete. Avverto la sua voglia di parlare e all’inizio devo un po’ frenarlo, altrimenti non riesco a prendere gli appunti necessari.

1942 Alvaro Morganti e la campagna di Borgo Bainsizza

Dai Alvaro, raccontami un po’ di te e di come la tua famiglia è capitata da queste parti

Sono nato il 12 gennaio del 1928 a Sersale in provincia di Catanzaro, ma i miei genitori erano abruzzesi, precisamente di  Rocca di Cambio in provincia dell’Aquila, ultimo di otto figli, ma il rapporto della mia famiglia con questo territorio iniziò prima della mia nascita. A mio padre, imprenditore in settori diversi, diedero l’appalto per costruire la direttissima ferroviaria Roma-Napoli nel 1915, poi partì per la prima guerra mondiale e i lavori si fermarono fino alla fine del conflitto. Nel 1930 per la bonifica integrale, ebbe un nuovo incarico , quello di disboscare la zona che divenne poi Pontinia. Per quel lavoro ingaggiò dei boscaioli di Avezzano perché erano i migliori. Io arrivai con il resto della famiglia nel 1930. Andammo ad abitare a Casal dei Pini, oggi Borgo Grappa, poi ci trasferimmo a Foce Verde nel 1932 accanto alla torre, dove mio padre aveva fatto costruire delle case di legno. Lì  prese anche in affitto lo stabile sul mare di Giovannino, e ne fece la mensa per i suoi operai

Alvaro è un fiume in piena quando racconta e ogni tanto lo devo fermare, per far riprendere fiato alla mia penna. Dopo di che prosegue:

Le elementari le feci a Borgo Sabotino, ricordo ancora il cognome della maestra che veniva da Sezze, la maestra Abbenda. Poi ci trasferimmo a Cisterna, poi a Borgo Santa Maria e infine a Borgo Bainsizza. Le scuole di avviamento professionale le feci a Littoria, nell’edificio che oggi è il Vittorio Veneto. Lì c’erano tutte le scuole, il ginnasio dove io ero iscritto, il ragioneria, il geometri  e il magistrale

1942 Borgo Bainsizza Alvaro Morganti con la sorella Emma

E come andavi a scuola a Littoria, c’era il bus? Mi sorride:

Altro che bus, andavamo in bicicletta. Da Bainsizza, Littoria distava quasi quindici chilometri e ogni mattina io e qualche altro compagno di scuola partivamo in bicicletta. Neanche toccavo su quella bici ancora troppo grande per me. L’inverno ci si gelavano le mani quando attraversavamo le campagne. Ricordo ancora quel freddo

E della guerra cosa mi dici?

Alcuni soldati tedeschi, dopo l’8 settembre del 1943 si piazzarono in casa nostra e installarono una stazione radio. Il comando era a un paio di isolati. A scuola stavo imparando il tedesco ed ero l’unico al borgo che un po’ lo sapeva parlare, e così alcuni contadini vennero da me, per lamentarsi che la notte qualche soldato andava uccidendo i loro maiali. Insomma mi incaricarono di andare a parlare con il comandate tedesco. Io ero un ragazzino e quindi senza paura andai al comando. Tutti erano in apprensione per me, invece il comandante fu gentilissimo e mi disse che non sarebbe più accaduto nulla del genere. Così fu, e i contadini per ringraziarmi ogni giorno mi portarono qualcosa da mangiare. Poi i tedeschi un bel giorno scomparvero dal borgo e la notte tra il 21 e il 22 gennaio 1944 ci fu il primo bombardamento aero-navale americano. La casa traballava tutta e avemmo una gran paura. Nonostante tutto, la mattina dopo eravamo già pronti sulle nostre bici per andare a scuola, ma mi accorsi che in lontananza c’erano due file interminabili di soldati. Erano arrivati gli americani e quando furono nelle nostre vicinanze ci gridarono “Paisà dove stanno i tedeschi?”, molti di loro erano di origine italiana, e noi gli rispondemmo che i tedeschi erano andati via. Il 12 marzo gli americani ci imbarcarono su una nave Liberty e ci portarono  a Napoli, perché la nostra zona era diventata troppo rischiosa per via dei combattimenti contro i tedeschi. Da Napoli ci trasferirono in provincia di Cosenza e a Castrovillari diedi gli esami di quinto ginnasio. Nell’agosto del 1944 tornai a Littoria e al mio borgo”

 

Alvaro, dopo aver finito il liceo classico Dante Alighieri di Latina nel 1947, si è poi laureato all’Università Federico II di Napoli in scienze agrarie, anche se il papà lo avrebbe voluto ingegnere. Dopo aver lavorato in alcune aziende importanti del settore agroalimentare, in diverse parti  del sud d’Italia, nel 1969 decise di tornare a Latina a insegnare nell’Istituto Agrario San Benedetto, eccellenza del nostro territorio.

Giochi della Gioventù 1977/78 il Prof Alvaro Morganti premia i vincitori delle gare

 Alvaro Morganti ha insegnato per vent’anni senza tralasciare la libera professione di agronomo, che ha esercitato fino a un paio di anni fa. Nel 2009 ha anche curato, insieme al professor Agostino Ballardini, un libro celebrativo per i cinquant’anni di vita dell’Istituto Agrario San Benedetto di Latina. inoltre ha collaborato per diversi anni nella rivista trimestrale tecnico-scientifica “Kiwi informa”.

 

Insomma un curriculum davvero importante e io sono onorato di averlo conosciuto, e a mio modo di avervelo fatto conoscere con i suoi racconti. Ringrazio infinitamente la nipote Luigina che mi ha dato questa opportunità di incontrare Alvaro, una persona straordinaria come la sua memoria.