Chiedo scusa a Coletta: sul D’Annunzio chiuso stava avanti (Davide Facilepenna)

Chiedo scusa a Coletta: sul D’Annunzio chiuso stava avanti (Davide Facilepenna)

5 Novembre 2020 0 Di Fatto a Latina

Le persone intelligenti e serie devono essere capaci di ammettere i propri errori prima di porre in evidenza quelli altrui .
Le stesse, ove occorra, devono, pure, essere pronte a chiedere scusa delle critiche errate, soprattutto quando investono personaggi con ruoli pubblici.
Siccome io cerco da anni disperatamente di essere ammesso nella categoria di cui sopra, non possono non fare un grande mea culpa sulla valutazione ingiustamente negativa da me data alle amministrazioni comunali di Latina degli
ultimi anni (in particolar modo a quella in carica) in merito alla ormai pluriennale chiusura del teatro comunale D’Annunzio.
Purtroppo, seguendo le fuorvianti indicazioni del direttore del FattoaLatina, mi ero convinto ed ho più volte ribadito che la colpa principale della mancata riapertura fosse del sindaco e dell’amministrazione comunale di Latina. Ho attribuito la responsabilità della vergognosa mancanza di uno spazio per il teatro in un capoluogo di provincia alle incapacità amministrative di chi sta in Piazza del Popolo.
Ho pensato pure, infamia delle infamie, che l’amministrazione comunale, dibattendo delle pastoie della burocrazia, avesse voluto scaricare su altri enti dello Stato le responsabilità dei ripetuti mancati avvi della stagione di prosa.
Ho persino sospettato che il sindaco avesse gettato fumo negli occhi dei cittadini pontini, facendo inventare dai suoi sodali ellebbiccini una petizione per riaprire il teatro indirizzata Prefetto ( come se il Primo Cittadino fosse vittima e non parte in causa della mancata fruibilità).
Tutto sbagliato, anzi tutto pretestuoso. Chapeu!
Non solo all’amministrazione comunale non va addebitata alcuna colpa, ma dovrebbe invece esserle attribuito il merito della “non riapertura del D’Annunzio”. Mentre io, infatti, recriminavo da persona poco informata sui ritardi e le promesse mancate, i saggi “benecomunardi” avevano capito già dal 2016 cosa sarebbe capitato quest’anno, ovvero la pandemia da Covid-19. Quindi a Latina non è stata rinviata da cinque anni l’apertura del teatro comunale; è stato invece anticipato quanto deciso dal governo nazionale che, con il DPCM del 25 ottobre, ha serrato le porte di cinema e teatri per evitare nuovi focolai da Coronavirus. Lo ammetto, stavolta Latina era all’avanguardia ed io non l’avevo compreso.
Accolgo quindi con piacere la clamorosa ed imprevedibile notizia che Damiano Coletta abbia sciolto la riserva sulla sua ricandidatura per le elezioni amministrative del prossimo anno e mi propongo, per recuperare alle ingiuste
critiche da me espresse, di delineare il programma della nuova“consiliatura” partendo dagli innegabili successi ottenuti.
Io direi che potremmo iniziare da questa base :
1) Chiusura del PalaBianchini e dello Stadio Francioni onde evitare tra cinque anni un focolaio da Covid-2025;

2) Istituzione dell’assessorato alla Fame nel Mondo, perché alla Pace ci abbiamo già pensato;
3) Noleggio di tremila Half-bike per decongestionare il traffico in centro sulla scorta dell’esempio di una delle nostre città gemelle, Berlino;
4) Nomina di quindici nuovi assessori e delegati alla cultura perché con la cultura fai sempre bella figura, mentre se devi rattoppare una strada sono solo rogne;
5) Abbattimento e ricostruzione in forma diversa di Palazzo M, in modo che diventi Palazzo C, in onore del grande linguista ed attivista liberal Noam Chomsky.
Come si dice in questi casi, rimango a disposizione della collettività con la faccia sotto i tuoi piedi e senza nemmeno chiederti di non muoverti.

Davide Facilepenna