I 97 Finanzieri dimenticati nella foiba di Basovizza

I 97 Finanzieri dimenticati nella foiba di Basovizza

10 Febbraio 2021 0 Di Davide FacilePenna
In genere sono contrario alle giornate mondiali ed alle giornate dei ricordi. Ce ne sono ormai troppe e dedicate a tutto ed al contrario di tutto.
Inoltre ho notato che spesso si risolvono solo in un esercizio retorico vuoto o carico di frasi fatte che invitano alla ricerca di impossibili memorie condivise; Perché poi una memoria dovrebbe essere condivisa se ci sono vittime carnefici non l’ho mai capito.
Il dieci febbraio per esempio si è celebrato il “Il Giorno del ricordo”, una solennità civile nazionale italiana, che ricorda i massacri delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.
Nelle intenzioni di chi lo instituì, nel 2004, “Il Giorno del ricordo” sarebbe dovuto servire a conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe.
Che fu un ignobile strage e per troppo tempo dimenticata non vi è dubbio e per capirlo basta pensare ai freddi numeri delle vittime; secondo alcune ricostruzioni storiche dal 1943 al 1945, durante l’occupazione di Trieste e dell’Istria da parte del 9° Corpus jugoslavo e dei partigiani comunisti titini, furono uccise e gettate nelle Foibe circa 12 mila persone.
Tra questi figurano non solo personalità legate al regime fascista, ma anche ufficiali, funzionari e dipendenti pubblici, insegnanti, impiegati bancari, sacerdoti, parte dell’alta dirigenza italiana contraria sia al comunismo che al fascismo, esponenti di organizzazioni partigiane o anti-fasciste e semplici cittadini.
Nonostante il Giorno del Ricordo, qualcuno in quelle foibe ce lo continuiamo a dimenticare, se non fosse per qualche fugace accenno in coda ai servizi dei telegiornali nazionali (lode al TG2) o per le celebrazioni dei “vecchietti” dell’ANFI (Associazione Nazionale Finanzieri in congedo).
Mi riferisco ai 97 finanzieri della Caserma di Via Campo Marzio a Trieste, che il 2 maggio 1945 furono indotti con l’inganno a consegnare le armi e successivamente fatti prigionieri dagli uomini dell’esercito di Tito.
Il 3 maggio saranno tutti impietosamente trucidati nella Foiba di Basovizza.
Erano giovanissimi ed in gran parte provenivano da altre parti d’Italia.
Non erano appartenenti alla Repubblica di Salò né tra di loro ci potevano essere figure direttamente riconducibili al regime fascista morente.
Inoltre la GDF, il loro corpo d’appartenenza, poteva vantare rispetto ad altre strutture dello Stato Italiano, di aver scritto pagine importanti nella lotta di liberazione.
Alla prova dei fatti furono massacrati solo perché erano italiani e potevano essere d’impaccio a chi, tra i comunisti jugoslavi, sognava di espandere il proprio dominio a tutto il Friuli Venezia Giulia.
Di loro si è perso il ricordo per molto tempo ed ancora oggi si fa fatica a parlarne, perché la loro morte è una vergogna per molti.
Lo è una vergogna per una parte della sinistra italiana perché avrebbe dovuto ammettere la più grande ignominia realizzata sul territorio italiano in suo nome ma anche per la Repubblica democristiana che vide in Tito un “diversamente comunista” da contrapporre al nemico Sovietico, il comunista cattivo.
La destra invece non li considerò per tanti anni “degni di indignazione” perché non erano stati tra quei militari che seguirono il Duce a Salò.
Le 97 Fiamme Gialle infoibate a Basovizza furono i primi morti dimenticati in nome della ragion di Stato della nuova Italia.
Davide Facilepenna