Alex Schwazer: no a Tokio sì a Strasburgo
27 Luglio 2021OLIMPIADI E DINTORNI: ALEX SCHWAZER NON GUARDA TOKYO MA STRASBURGO
La fiamma olimpica di Tokyo 2020 brucia da pochi giorni. Ad Alex Schwazer, invece, brucia non esserci. Il marciatore, classe ’84, medaglia d’oro nella 50 km a Pechino 2008 è squalificato per doping fino al 2024. Non ci pensa proprio a guardare i giochi di Tokyo, confessa all’agenzia AGI: “Non le seguirò perché mi voglio bene e non voglio farmi ulteriore male. Ma devo anche dire la verità, non mi interessano”. Un’eccezione la farà: “Per i 10.000, perché sono un tifoso di Yeman Crippa. Ecco, quella sarà l’unica gara che cercherò di guardare”.
Il primo addio olimpico: Londra 2012
In seguito ad un controllo a sorpresa dell’Agenzia mondiale antidoping, il 30 luglio 2012 Alex Schwazer risulta positivo alla “magica” eritropoietina ricombinante, l’ormone sintetico stimolante la produzione di globuli rossi, ovvero più ossigeno ai muscoli. IlCONI lo esclude dalla squadra della 50 km di marcia dei Giochi di Londra che stanno per iniziare. Il 12 agosto, lo stesso CONI sospende l’atleta su richiesta del Tribunale Nazionale Antidoping. Dopo varie vicissitudini giudiziarie, nel 2014 patteggia 8 mesi di squalifica.
La strana coppia: Alex Schwazer e Sandro Donati
Nel 2015, per redimersi, torna ad allenarsi con il Maestro dello Sport Sandro Donati, paladino della lotta al doping a livello internazionale, autore di testi chiave in materia, come “Campioni senza valore” e “Lo sport del doping”. Andare a medaglia ai giochi di Rio de Janeiro 2016: questo l’obiettivo dello staff di Donati. Con l’allenamento programmato, senza aiuti farmacologici.
Addio Rio
L’8 luglio 2016 la IAAF (Federazione internazionale di atletica leggera) sospende Alex Schwazer con effetto immediato, dopo che le controanalisi confermano la positività al testosterone ad un controllo fatto il 1° gennaio di quell’anno. Schwazer annuncia che farà ricorso, denunciando una manipolazione esterna sul campione di urine. L‘8 agosto, a Rio de Janeiro, viene discusso il ricorso. Due giorni dopo, il ricorso viene respinto e Schwazer viene squalificato per 8 anni.
Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo
Schwazer non molla, prova in tutti i modi ad esser presente a Tokyo, ma il Tribunale federale svizzero di Losanna (sede del CIO) non è d’accordo: “Andrò alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Lo faccio per avere giustizia, non per tornare alle gare. Non ho rimpianti, non mi resta che accettare questa cosa, so di aver fatto tutto quello che si poteva fare. L’avevo detto subito, le speranze di andare in Giappone non erano mai altissime, ero sempre piuttosto cauto. Quando è arrivato il no, inizialmente ero rimasto male, poi l’ho digerita abbastanza bene”.
Ricordiamo che la prima istanza a Strasburgo relativa al tema doping, è stata del setino Maurizio Marchetti, ex ciclista professionista negli anni ’90. Come vittima del doping, danneggiato dalle “cilindrate truccate” degli avversari che in quegli anni gareggiavano con lui nelle corse nazionale ed internazionali. Danni economici e morali. Un ultimo dato: il 98% delle istanze viene respinto.


