Aldo Odone, simbolo del basket a Latina

Aldo Odone, simbolo del basket a Latina

22 Agosto 2021 0 Di Emilio Andreoli

C’era una volta il basket nel centro della nostra città. i campi potevi trovarli dietro il Palazzo M, dietro l’Opera Balilla e dietro il Circolo Cittadino, oltre che nell’oratorio e nelle adiacenze dello stadio. Per anni è stato uno degli sport più amati dai ragazzi di Latina. Andava di moda giocare a basket, così tanto che c’è stato un tempo che per iscriversi era pure difficile. Le due società sportive che si contendevano la piazza erano l’AB Latina e la Cestistica. Era la Latina gioiosa dove il rumore dei ragazzi era musica…  Ma se si parla di pallacanestro, non si può non nominare Aldo Odone, il playmaker alto solo 177 centimetri che sapeva bloccare i giganti di due metri. Lui è stato il simbolo del basket di Latina.

 

Nel centro di Latina lo sport è solo nei ricordi, c’era la palestra di judo “Samurai” del maestro Renato Argano al Palazzo M. Sempre lì, negli scantinati, c’era una palestra di boxe e se non ricordo male, all’Opera Balilla, mi sembra ci fosse anche la scherma. E poi tanto basket, di tutti quei campi non esiste più nulla, tranne quello dell’oratorio. Per il calcio il campo dello stadio, e il polveroso campo del Cos, con annesso il campetto dell’oratorio, poi asfaltato, infine i campi da tennis ai giardinetti.

Di qualche giorno fa l’incredibile notizia dello sfratto dei salesiani all’associazione sportiva COS Latina, attiva da sessant’anni, che ha prodotto giocatori come Vincenzo D’Amico e Bruno Conti. Qualcuno paventa l’idea che vogliano costruire un parcheggio sulle ceneri del mitico campo di pozzolana. Mi auguro non sia vero, anzi spero in un ripensamento da parte dei preti, perché avevo deciso di iscrivere mio figlio proprio a quella scuola calcio. Comunque, la cancellazione della storia in questa città è sempre stata l’attività sportiva più praticata.

Aldo Odone in un’azione di gioco

Il mio primo approccio con il mondo del basket avvenne all’età di tredici anni, ero talmente basso che decisi di iscrivermi nella speranza di crescere un po’. Ma dopo un anno, non ottenendo risultati, andai a giocare a calcio con i pulcini del Latina dove l’altezza contava decisamente meno. La domenica però, qualche partita di basket l’andavo a vedere al Circolo Cittadino, ed è là che vidi la prima volta giocare Aldo Odone che tutto aveva, tranne il fisico da baskettaro, sicuramente più da rugbista. Era una roccia, ma trattava la palla meglio di ogni altro e sapeva bloccare i giganti dell’attacco avversario. Lui stesso si definiva ironicamente un “blocchetto”.

Aldo Odone non soffriva le altezze degli avversari

La storia di Aldo Odone il playmaker di razza

Aldo Odone nasce a Latina il 20 gennaio del 1955, ultimo di sei figli. Il papà Luigi proviene da Pavia e la mamma Olimpia da Biella, arrivati in questa zona per la bonifica. Luigi ha una ditta di trasporti e commercia in cavalli. Dopo la guerra il suo lavoro viene meno, ormai i cavalli non li vuole più nessuno e i trasporti per costruire la città sono terminati. Riesce a farsi assumere come usciere del comune, e ogni giorno i vigili gli portano i palloni sequestrati a chi gioca nei giardini delle piazze. Sono talmente tanti che ormai non ci fa più caso, ma un giorno gli capita tra le mani un pallone da basket in pelle, una vera rarità. Il figlioletto Aldo capita proprio in quel momento con la mamma, e comincia a palleggiare. È l’inizio di un amore che durerà tutta la sua vita.

Eppure aveva iniziato con il tennis ed era pure molto bravo. Al padre glielo avevano detto, quelli del tennis club dei giardinetti che prometteva bene, ma quando cercarono di convincerlo ad andare avanti lui si dileguò. Nella testa e nel cuore aveva solo la palla e un canestro. Nel 1968 nasce l’AB Latina, poi per punti di vista divergenti, ci sarà una scissione e nascerà la Cestistica guidata dal CONI dal mitico presidente Pino D’Alessandro. Aldo inizia a giocare nelle giovanili, ma pensa anche a lavorare, fa il carrozziere dai fratelli Fiorito e dopo il lavoro corre ad allenarsi.

Campionato 73/74 squadra dell’AB Latina. Aldo Odone primo a sx accosciato con il pallone tra le mani

Aldo ha diciassette anni, ed è così bravo che lo portano a giocare nella prima squadra dell’AB Latina che si sta affacciando nel panorama nazionale, nel campionato di serie D 1972/73. In un torneo a Castelfranco Veneto la squadra fa un’ottima figura e Latina inizia a essere conosciuta anche per il basket. Ma Aldo è un ragazzo che ama molto la vita, soprattutto quella notturna romana. I locali li conosce tutti, come conosce perfettamente tutte le strade di Roma. Insomma, lavora, gioca a basket seriamente, però si gode anche la vita.

Aldo Odone con l’inseparabile pallone da basket

Nella sua breve carriera da giocatore ci sono gioie e dolori, due anni di serie B e in uno di questi  sfiorata la serie A. poi ci sono gli infortuni a causa di un’ernia del disco che alla fine, a soli ventisei anni, lo porterà alla drastica decisione di chiudere con la pallacanestro. Gli ultimi due anni li giocherà a Sora in serie D, e con il suo apporto la squadra conquisterà la serie C. A Sora ancora lo ricordano con grande affetto.

 

Aldo raccontato dalla moglie Irene

Un po’ della storia di Aldo la faccio raccontare a sua moglie, e mia amica, Irene Treleani che qualche giorno fa ha compiuto gli anni, e a me è venuto in mente di farle in regalo questo racconto. L’ho chiamata al telefono:

Irene vorrei farti un regalo per il tuo compleanno, raccontare Aldo, che ne pensi?

È il regalo più bello che tu possa farmi” Sono convinto che i suoi occhi hanno sbrilluccicato, nonostante appaia sempre come una donna forte. Ci diamo appuntamento sotto il portico del Circolo Cittadino, non poteva essere diversamente.

Quando hai conosciuto Aldo?

 Era luglio del 1973, avevo quattordici anni, ed ero seduta insieme a delle amiche sul muretto di fronte all’ingresso dell’AB Latina, dietro il Circolo Cittadino. Lo vidi uscire dal campo e i nostri sguardi si incrociarono, mi colpirono i suoi occhi verdi

Un colpo di fulmine?

 Sì, un vero colpo di fulmine, dopo venti giorni ci siamo presi. Cominciò a corteggiarmi come facevano gli uomini d’altri tempi, mi apriva lo sportello della macchina, al mare mi stendeva l’asciugamano, mi versava da bere, dall’aspetto non avrei mai pensato fosse un gentleman” Irene sorride.

Aldo e Irene, una vita da romanzo

Quindi nasce la vostra storia d’amore?

 “Sì, ma direi una folle e travagliata storia d’amore. Ci siamo lasciati e ripresi centinaia di volte. Me ne andai a studiare a Urbino per tre anni per non vederlo più, ma lui riuscì lo stesso a trovarmi, nonostante non conoscesse il mio indirizzo

Che tipo era Aldo?

 Era una persona che amava la vita, era socievole ed espansivo, ma aveva anche delle crisi di identità. Dopo che smise di giocare riprese a fare il carrozziere e per due anni non volle più saperne di basket.  Poi un giorno, passeggiando per Piazza del Popolo, sentimmo il rumore di un pallone che proveniva dal Circolo e io lo convinsi a dare un’occhiata. Hai presente la faccia di uno che incontra una ex, di cui è ancora perdutamente innamorato? Ecco, lui fece quella faccia. Era il 1980 e riprese a frequentare di nuovo quel mondo, ovviamente come allenatore, e riprese anche vita

E con il lavoro?

 Aldo per gestire il tempo per allenare aprì una carrozzeria propria, per non dar conto a nessuno. Anche perché allenava i cadetti nazionali, Juniores, d’eccellenza e dava assistenza anche alla prima squadra. Poi, dopo qualche anno, chiuse la carrozzeria per fare solo il professionista del basket. Si dedicò ai ragazzi, perché quella era la sua missione, insegnare i fondamentali del basket, rifiutò pure prime squadre. Pensa che nelle partite della sua squadra, se si avvicinava un giovane avversario per prendere la palla lui gli dava pure i consigli. Ci teneva così tanto al futuro dei suoi ragazzi che se qualcuno di loro andava male a scuola non lo convocava, ma metteva in croce me, me li mandava a casa per fare ripetizioni

Aldo Odone mentre cerca di caricare uno dei suoi ragazzi

Ma poi vi siete sposati?

 Sì, nel 1985 e da quel momento Aldo divenne un’altra persona, ebbe una trasformazione radicale, smise con la vita notturna,si dedicò solo basket e alla famiglia e, miracolosamente, non litigammo più. Poi nel 2009 si ammalò di un brutto male, con il quale ha convissuto per dieci anni

Quale è stata la persona più legata a lui nel mondo del basket?

“Senza dubbio l’avvocato Luciano Marinelli, suo maestro come allenatore. C’è un bellissimo libro uscito da poco, “Paolo a canestro, 60 anni di basket”, scritto dal giornalista sportivo Paolo Iannuccelli che l’ha dedicato proprio a Aldo e Luciano, che poi sono venuti a mancare nel 2019 a quattro mesi di distanza, come se ci fosse a unirli un filo sottile del destino nel loro ultimo viaggio”

Aldo Odone a sx e Luciano Marinelli. Allievo e maestro

Aldo Odone amava giocare in tutti campi e campetti che trovava in giro per Latina, anche solo per fare due tiri liberi, come quella volta che scoprì all’oratorio un ragazzino, un vero talento, e se lo portò all’AB Latina, si chiamava Nicola Bianchini, a cui oggi è dedicato il nostro palazzetto dello sport. Aldo non c’è più, ma non ci sono più neanche i campi per giocare. Fatene uno nuovo e dedicateglielo, sarebbe il regalo più grande.