Ignazio Raimondo, il primo libraio di Latina
15 Maggio 2022A volte mi trovo a girare per la città cercando di rimettere i tasselli al loro posto. Se non dovessi salutarvi non ve la prendete, sto solo viaggiando indietro nel tempo per recuperare, nella mia memoria, quella Latina ormai sparita e che non voglio dimenticare. Mi guardo intorno per cercare uno spunto, un ricordo. Alcune volte mi vengono in mente delle attività, a volte delle persone, ma poi torno a casa e se non prendo subito un appunto rischio di dimenticare chi vorrei ricordare. Poi ci sono gli amici che mi chiamano per suggerirmi le storie… Alcune sono proprio quelle che sono sfuggite dai miei appunti. Così è accaduto con la storia di cui vi sto per raccontare, la storia del primo libraio di Latina, Ignazio Raimondo.
Una della strade di Latina a cui sono più legato, oltre Corso della Repubblica e Via Emanuele Filiberto dove sono nato, è Via Eugenio di Savoia, perché è la prima via che mio padre conobbe nella sua nuova città, quando arrivò con la sua Vespa 50 dal suo paese, il 2 dicembre del 1952. Lì aveva trovato il suo primo posto di lavoro come capotecnico, in un negozio di elettrodomestici che si chiamava Seripa. In quella via sono passate tante attività, alcune sono rimaste indelebili e neanche il vento del tempo andato è riuscito a portarle via dai nostri ricordi. Tra queste, la libreria di Ignazio Raimondo, vero punto di riferimento culturale della città.

La libreria Raimondo in via Eugenio di Savoia
Qualche settimana fa mi ha chiamato l’amico Salvatore De Monaco, ex presidente della Provincia di Latina, suggerendomi di scrivere di Ignazio Raimondo. Ed era proprio una delle storie che avevo in mente, ma poi mi era sfuggita. La cosa che mi ha incuriosito però, è stata la richiesta avvenuta da un uomo dall’appartenenza politica diametralmente opposta a quella del primo libraio di Latina:
Salvato’, ma come mai uno di destra come te mi chiede di scrivere di un vero comunista come Ignazio Raimondo?
“E che c’entra?! Ignazio Raimondo è stato un grande personaggio, e la sua libreria il crocevia culturale più importante della città”

L’interno della libreria Raimondo in via Eugenio di Savoia
La storia del libraio Ignazio Raimondo
Ignazio Raimondo nasce il 19 novembre del 1903 a Palo del Colle, piccola cittadina in provincia di Bari. Ultimo di tre figli del papà Vito e della mamma Grazia. Dopo le scuole dell’obbligo si iscrive all’istituto tecnico. Ama studiare ed è un ragazzo dai modi gentili. Con le ragazze sfoggia tutta la sua galanteria e gli amici lo invitano sempre, perché sa agganciarle come nessun altro. Da giovanissimo si innamora della politica e, nel 1921, si avvicina al partito comunista di cui diviene militante.
Alla fine degli anni venti conosce Vita Antonia e si sposa, ma nel 1931 la sua militanza politica gli costa l’esilio nell’isola di Ventotene, in cui rimarrà per circa un anno e mezzo. Quando Ignazio torna nel suo paese non riesce a trovare nessun posto di lavoro, è considerato un sovversivo. Sulla sua carta d’identità c’è scritto: “sospetti in linea politica” e quindi nessuno si azzarda ad assumerlo, per paura di passare guai seri con i fascisti. Ma lui ha fortemente bisogno di lavorare perché è sposato ed ha tre figli piccoli da mantenere, Graziella, Vito e Anna.
La moglie è disperata e allora scrive alla sorella che vive a Littoria, perché il marito ha vinto un concorso ed è inserito bene nel tessuto sociale della nuova città. Vita Antonia prega la sorella affinché suo marito trovi un posto di lavoro per Ignazio. Littoria è in grande sviluppo, nonostante l’Italia sia già in guerra. L’aiuto arriva presto e quasi inaspettato, e così Ignazio viene assunto come direttore nella libreria del signor Trisolini che si trova in Piazza XXIII marzo (piazza della Libertà), all’angolo della Prefettura (bar Jolly). Ironia della sorte, Trisolini è un gerarca fascista.
Avendo trovato un appartamento al IV lotto delle case popolari, Ignazio si fa raggiungere anche dalla sua famiglia. Finita la tragica guerra e arrivata la liberazione, nasce la sua quarta e ultima figlia che chiamerà Concetta Libera. La libreria è rimasta danneggiata e il Trisolini è stato pure arrestato. Ma lui di quel lavoro si è innamorato. Adora i libri e la cultura in genere e vorrebbe rilevare l’attività. Alla fine con qualche prestito riesce a prenderla e ottiene la licenza ad esercitare il commercio il 24 agosto del 1944. Oltre al lavoro di libraio, Ignazio, con la caduta del fascismo, ritorna a fare politica attiva, sempre nel partito comunista. Dimostra di saperci fare e viene nominato presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Littoria.
Il cambio nome della città e il rischio di perdere la Provincia
A Roma i nuovi politici impongono il cambio del nome, Littoria deve chiamarsi in maniera diversa perché il suo nome richiama esplicitamente il fascismo e, il 9 settembre del 1944, la città viene chiamata Latinia. Poi, dopo il decreto luogotenenziale del 9 aprile 1945, Umberto di Savoia Principe di Piemonte, in qualità di Luogotenente Generale del Regno, autorizza il comune di Littoria, già capoluogo di provincia, a modificare la propria denominazione in Latina.
Ma Littoria, che ha appena cambiato nome con Latina, è nel mirino dei politici, molti vorrebbero quasi annientarla, diminuire quell’opera fascista così ingombrante. Addirittura si rischia di perdere anche la Provincia. A Roma sono orientati per toglierla in favore di Velletri. Sarà proprio Ignazio Raimondo, insieme ad altri membri del CNL, che si batterà recandosi ogni giorno nella capitale, per cercare di mantenere la Provincia a Latina. Dopo giorni frenetici riusciranno nell’intento.

Da sx i pittori Domenico Purificato, Ilde Tobia Bertoncin e il libraio Ignazio Raimondo
Ignazio di giorno fa il libraio e la sera il politico. La sua libreria diventa un luogo di incontro per le riunioni politiche del suo partito, di cui è anche il primo segretario. Negli anni cinquanta viene eletto anche consigliere e nel 1960 dà una svolta alla sua libreria, la trasferisce da Piazza della Libertà a via Eugenio di Savoia, in un locale commerciale molto più grande. Sono gli anni migliori, quelli dello sviluppo culturale della città. Anche sul lato artistico Latina dimostra vivacità e ha voglia di crescere. Alcuni pittori fanno di quella libreria il loro punto d’incontro e Ignazio li riceve con i suoi modi garbati.
Fonda nella sua libreria il Circolo Giovanni Verga con i suoi amici, Luigi Marafini, Angelo Tomasini, Sandro Onorati, Adriano Massaccesi e Ilde Tobia Bertoncin. Organizzano incontri con gli scrittori e si riuniscono per parlare di cultura. La libreria è frequentata da molte persone, di diverse ideologie politiche, ma a Ignazio questo fa piacere. A lui piace il confronto con chi non la pensa come lui, e lo dimostra la profonda amicizia che lo lega a un vero fascista, il dottor Tommaso Stabile. Due uomini di grande cultura che la pensano così diversamente da diventare amici inseparabili.

Da sx Ilde Tobia Bertoncin, Ignazio Raimondo, Domenico Purificato e il sindaco di Latina dal ’64 al ’67 Guido Bernardi
Pian piano Ignazio si allontanerà dalla politica attiva, soprattutto per problemi di salute. Dedicherà gli ultimi anni della sua vita alla libreria, che ha costruito con infinita passione, aiutato da due dei suoi quattro figli, Vito ed Anna. Il 2 novembre del 1981 Ignazio terminerà il suo percorso terreno, ma la sua figura aleggia ancora tra chi lo ha conosciuto e stimato.
Il ricordo di Vito e Anna, figli di Ignazio Raimondo
Il contatto con Vito e Anna l’ho avuto tramite Ignazio Raimondo che conosco da diversi anni, lui è il nipote del famoso libraio di Latina. Un paio di giorni, ed eccomi davanti a Vito:
La vostra libreria è rimasta nella storia e ancora se ne parla, come se lo spiega?
“Sicuramente il grande impegno che ci ha messo mio padre è stato determinante, la libreria era a sua immagine e somiglianza. Era un salotto per tutti, dove non necessariamente dovevi acquistare, era più che altro un luogo di incontro, di scambio di idee. È stata anche una libreria innovativa, la prima a vendere i libri a rate, per facilitare le persone meno abbienti”
Come mai decideste di chiudere?
“Mio padre morì nel 1981, rimanemmo io e mia sorella Anna. Ci accorgemmo che il mondo del commercio stava cambiando. Ai negozi salotto le persone avrebbero preferito quelli impersonali dei centri commerciali e così nel 1988 prendemmo la decisione di chiudere, anche se con grande rammarico”
Anna la contattiamo telefonicamente per aggiustare qualche ricordo. Le donne, si sa, hanno una memoria storica più dettagliata:
Anna, che ricordo personale ha di suo papà?
“Mio padre era una persona molto dolce. Non ricordo rimproveri a noi figli. Mia mamma si dedicava alla nostra educazione e lui non si intrometteva mai. Era sempre impegnato, il giorno in libreria e la sera con le riunioni politiche. Devo dire però, che era anche un padre ingombrante per la sua forte personalità. Lo ricordo come un abile conversatore. Con le persone sempre gentile, uno di quegli uomini che baciava ancora la mano alle signore. Il comune lo premiò con una medaglia d’oro, quando smise di fare politica. Poi ne ebbe un’altra in un anniversario della città. Credo abbia lasciato un bel ricordo in chi lo ha conosciuto”
Ma quanto mancano a Latina le attività storiche dove poter conversare e socializzare? A me mancano molto, e mancano molto le persone che, come Ignazio Raimondo, sappiano volare al di sopra delle ideologie per il bene della città.



Molto interessante ci fa conoscere uno spaccato della Provincia Pontina. Stimolo per i giovani latinensi, e non, spunto per la conoscenza di un passato ancora attuale e vivido.
Grazie Paola