Ciao Roberto, ciao “Orologio”

Ciao Roberto, ciao “Orologio”

6 Giugno 2022 0 Di Emilio Andreoli

Faccio parte di quella generazione che non cresce mai, che si sente sempre ragazzo ed è immortale, quella dei nati alla fine degli anni cinquanta, inizi sessanta. Solo le malattie, raramente, possono colpirci. Per il resto siamo invincibili, almeno così crediamo. Ma poi ogni tanto qualcuno di noi ci lascia e allora ci sentiamo vulnerabili, come lo sono tutti gli altri. Così era pure per Roberto Moretto, che noi amici chiamavamo “Orologio”. Ma poi ci accorgiamo che non sono solo le malattie a tenderci tranelli… è anche quel fottuto maledetto destino.

È domenica mattina, una calda domenica di giugno, e come ogni domenica sto per mandare il pezzo al mio direttore Lidano Grassucci. Per caso mi arriva una notifica: “Incidente mortale a Chiesuola: perde la vita un motociclista di 61 anni”. La leggo distrattamente, ma poi ci penso perché la vittima ha sessantuno anni. –Caspita è un mio coetaneo- penso. Non eravamo tanti negli anni settanta e chi ha vissuto quell’epoca sa, che potrebbe essere un amico o un conoscente. Latina aveva circa ottantamila abitanti e noi giovani ci conoscevamo un po’ tutti.

Cerco di esorcizzare l’accaduto: forse è uno di fuori o di qualche paese limitrofo, continuo a ripetermi a mente, mentre finisco il racconto da mandare in redazione. Poi a mezzogiorno mi arriva la telefonata del mio amico Massimo. Con lui mi sento ogni settimana telefonicamente, ma quando mi chiama a distanza ravvicinata significa che è successo qualcosa a qualche nostro amico. E così è stato: “Stanotte è morto Orologio. Ha avuto un incidente stradale con lo scooter”. E per me che lo conoscevo bene è stato un colpo al cuore.

Ci sono persone che sembra di conoscere da sempre. Così per me era Roberto, un amico senza tempo. Magari stavamo pure qualche anno senza vederci, ma poi quando accadeva era come se il tempo non fosse mai passato. Ricordo le settimane bianche, le pasquette, i capodanni passati insieme, per non contare le serate in discoteca, al Noa Noa, al Felix e in tutte le altre volte dove ci incontravamo per divertirci. Lui ha avuto per una vita un’oreficeria a Borgo sabotino, dove riparava soprattutto orologi, ed è proprio da lì che è uscito fuori il soprannome Orologio.

Roberto Moretto, per gli amici Orologio

Ci eravamo rivisti qualche anno fa, quando insieme ad altri amici avevamo organizzato delle serate per ricordare i tempi del Noa Noa, e ci eravamo trovati di nuovo a ballare tutti insieme. Avevamo condiviso anche le nostre preoccupazioni commerciali. Alla fine lui chiuse l’attività e io un anno dopo presi la stessa decisione. Poi, poco prima della pandemia, ci eravamo incontrati in un locale e avevamo chiacchierato a lungo, lui sempre con il sorriso. Mi aveva detto che era stato assunto come magazziniere nel Latina calcio e che senza le preoccupazioni del negozio viveva meglio, e aveva ragione.

Sabato notte sicuramente è stato in qualche locale in compagnia dei suoi tanti amici. Si sarà divertito come sempre, perché Roberto era uno di compagnia, che faceva stare allegri. Un eterno ragazzo del mio tempo. Era sul suo scooter e tornava a casa, in via Piscinara nei pressi di Chiesuola, frazione di Latina. Mancavano solo pochi metri alla sua abitazione, ma il destino è imprevedibile, a volte inaccettabile. Non so cosa sia successo, forse un gatto, forse un cane o una volpe, oppure un colpo di sonno, ma che importa.

Roberto è uscito di strada con il suo scooter e ha incontrato un maledetto palo, sarebbero bastati pochi centimetri e se la sarebbe cavata con qualche sbucciatura, e invece… Roberto, ironia della sorte, era uno che andava sempre piano e a volte lo prendevamo pure in giro.

Noi degli anni sessanta rimaniamo eterni ragazzi, ma ci accorgiamo che non siamo immortali ogni volta che uno dei nostri amici se ne va… Ciao Roberto, ciao Orologio, il tuo ricordo continuerà a ticchettare nei nostri cuori.

Le mie più sentite condoglianze alla famiglia