Celio Turrini, il Cassius Clay di Latina
26 Giugno 2022Era la notte di Kinshasa, la città africana dello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo), e si stava per combattere il match del secolo. Il pugile afroamericano Muhammad Alì, al secolo Cassius Clay, sfidava un altro afroamericano, il campione del mondo George Foreman. Era il 30 ottobre del 1974 e io, come tanti altri, stavo incollato alla tv. Tifavamo quasi tutti per Alì. Anche il pubblico presente nello stadio che ospitava il match gridava: “Alì boma je” (Alì uccidilo), ma era un’impresa impossibile. Foreman era un gigante, Alì invece un concentrato di tecnica e intelligenza. Un piacere vederlo danzare sul ring con la sua faccia strafottente. All’ottava ripresa, dopo aver subito colpi durissimi, Alì tirò fuori un destro micidiale e Foreman crollò al tappeto. Alì divenne di nuovo campione del mondo. Dopo questo piccolo assaggio di boxe, vi racconto di Celio Turrini, il Cassius Clay di Latina.
Quando andai ad abitare nel 1968 di fronte al Palazzo M avevo otto anni e l’unico posto per andare a giocare era nei giardini di quel palazzo tutto di marmo, con due statue bianchissime e imponenti. La sera venivano illuminate da due potenti fari. Mi innamorai subito di quel luogo, di giorno scuola e di pomeriggio tutto mio e dei miei amici, ma anche sede della banda musicale di Latina e della palestra di pugilato, oltre a essere dimora dei custodi delle scuole. La banda nel locale seminterrato di destra e la palestra in quello di sinistra. Dalle finestrelle della palestra guardavamo i pugili che si allenavano.
Di quei ragazzi ricordo i fratelli Di Crocco, Sergio e Rodolfo, due forti boxer, e poi ricordo il loro maestro, Celio Turrini, un uomo gigante, un peso massimo. Proprio di Celio vi voglio raccontare perché qualche giorno fa è stato il suo compleanno, ha compiuto ottantacinque anni, e questo scritto è il mio regalo per lui. Lo merita perché ha dedicato la sua vita alla nobile arte diventando un’icona del pugilato di Latina. Di boxe mi ero appassionato guardando in tv Muhammad Alì, e Celio Turrini mentre allenava quei ragazzi. Mi sarebbe piaciuto praticarlo e mio padre mi regalò pure un paio di guantoni, ma poi decisi di dedicarmi ad altri sport.

Il giovane pugile Celio Turrini
Il peso massimo Celio Turrini
Celio Turrini nasce a Littoria l’8 giugno 1937, figlio di Ugo arrivato dal Veneto e di D’Erna Panicutti proveniente dal Friuli. Purtroppo il papà muore giovanissimo e Celio va a vivere con il nonno, in un podere in via Marchiafava, vicino le case popolari (oggi al suo posto c’è una palazzina). Celio inizia a lavorare già a otto anni, la guerra è appena terminata e tutti in famiglia devono dare una mano. Aiuta lo zio a spingere il carretto, pieno di carne, dal podere fino in via Don Morosini.
È lì che gli ambulanti si posizionano per vendere la loro mercanzia, lungo la strada e nello spazio dove poi costruiranno il mercato coperto. A ora di pranzo tutti a casa e Celio torna a spingere il carretto e a riporre la carne nei frigoriferi. Il lavoro è faticoso, ma Celio è un bambino robusto e la fatica non lo spaventa. Dopo aver appreso il mestiere dallo zio, viene assunto nella macelleria di Angelo Fattori, di fronte l’ospedale (vecchio) in via Emanuele Filiberto. Nei momenti liberi va a curiosare nella palestra “Franco Loi”, nata nel 1948, nella piazzetta delle case popolari dove si allenano i pugili.

Il peso massimo Celio Turrini
Il maestro si chiama Giuffrida e fa il barbiere alle casermette di Borgo Piave. Celio vorrebbe iniziare ad allenarsi con quei ragazzi, ma il più delle volte viene fatto allontanare, perché la palestra è troppo piccola. Sente di avere il pugilato nel sangue, però dovrà aspettare un bel po’ prima di iniziare ad allenarsi. Ha diciotto anni ed è diventato un ragazzone alto un metro e novantaquattro e pesa quasi cento chili. Il fisico ce l’ha tutto per diventare un ottimo pugile.
Le cose migliorano quando la palestra verrà trasferita alla Casa del Contadino, nel 1952. Luogo sicuramente più comodo, ma con gli stessi problemi economici della vecchia palestra. Ogni tanto viene fatta chiudere per mancanza di energia elettrica, per il mancato pagamento di qualche bolletta. Per questi problemi verrà cambiata la società che si chiamerà “Amici del pugilato”. In seguito cambierà ancora in “Boxe Latina”.
Nel frattempo Celio continua a fare il macellaio, ma ha cambiato datore di lavoro. Si trasferisce nella ditta Isabella che ha una macelleria alle case popolari e fuori città un grande stabilimento di carni. Celio lavora tre giorni da una parte e tre giorni dall’altra. Mi ricorda tanto il film Rocky Balboa, con Silvester Stallone che porta in spalla le bestie macellate. Aprirà poi una macelleria tutta sua in via Marchiafava, sempre alle case popolari. Lo aiuterà nell’attività la ragazza che sposa nel 1963, Adelina Florian, da cui avrà quattro figli. Soprattutto quando si allena e sale sul ring è lei che manda avanti l’attività.

Celio Turrini secondo in alto da sx insieme agli altri atleti della nazionale italiana di boxe
Intanto ha iniziato a combattere tra i dilettanti nella categoria dei pesi massimi. Nonostante abbia cominciato tardi è dotato di grande tecnica e potenza. A seguirlo è il maestro federale Orfeo Ranghella, inviato dalla Federazione Pugilistica Italiana ad allenare gli atleti pontini. Il pugile di Latina va forte e non perde un match. Nel 1957, nel palazzetto dello sport del Flaminio, conquista il titolo di campione italiano dei pesi massimi e nel 1958 si ripete, a premiarlo l’ex campione del mondo Primo Carnera. Entra così a far parte dei quattro pesi massimi che si contenderanno un posto alle olimpiadi di Roma del 1960.

Celio Turrini campione nazionale 1957 premiato dal grande Primo Carnera
Nelle eliminatorie batte il campione del mondo militari Franco Badolesi, ma alla fine sarà scelto il pugile Franco De Piccoli che vincerà la medaglia d’oro olimpica. Nella categoria medio massimi la vincerà Cassius Clay che in seguito passerà nei pesi massimi. Nel 1961 Celio Turrini entra nel mondo dei professionisti e combatterà in Italia e in Europa sfiorando il titolo nazionale contro il pugile Dante Canè. Però dopo aver ricevuto un colpo basso, il match verrà annullato dall’arbitro.

Celio Turrini per la seconda volta campione nazionale, posa insieme a Primo Carnera a sx e abbraccia il suo maestro Orfeo Ranghella
A Latina la Casa del Contadino viene abbattuta per far posto al grattacielo Pennacchi. La palestra, nel 1964, viene trasferita in uno degli scantinati del Palazzo M. Celio, abbandonato il ring nel 1968, inizia il suo percorso da maestro di pugilato proprio in quella palestra. Alla fine degli anni ottanta si cambia ancora, si va al palazzetto dello sport, il seminterrato del Palazzo M non è più idoneo. Celio nei nuovi locali allenerà ancora per poco, per poi passare un altro breve periodo nella palestra “Parisi boxe Latina”. Ma segue anche il percorso dei suoi allievi divenuti professionisti e campioni nazionali, Francesco Prezioso e Mario Pisanti.

1957 Celio Turrini mette a tappeto il pugile Lamberti e conquista il titolo nazionale
Angelo Belardinelli: un allievo di Celio ora suo caro amico
Qualche giorno fa, in spiaggia, casualmente ho incontrato Angelo Belardinelli ex allievo di Celio Turrini. Conosco il suo trascorso di pugile, è stato campione d’Italia pesi mini mosca e ha ancora un fisico invidiabile, nonostante abbia superato la settantina. Gli ho confidato la volontà di scrivere qualcosa sul suo maestro Celio Turrini. L’idea gli è piaciuta e in un paio di giorni mi ha fatto trovare notizie e foto:
Angelo, quanto la boxe di Latina deve a Celio Turrini?
“Gli deve moltissimo, per me Celio è la boxe a Latina”
Come maestro cosa dici di lui?
“Un maestro della tecnica. Non insegnava solamente a picchiare, ma la vera arte della boxe. Celio è una persona calma, ma ricordo che quando combattevi si arrabbiava se non facevi quello che sapevi fare, perché lui conosceva tutte le doti dei suoi allievi e cercava di farle fruttare al meglio. Mi diceva di dare colpi con intelligenza e fare il passo indietro al momento opportuno. Insomma è stato un grande maestro, tra i migliori che Latina abbia mai avuto”
La boxe la trovi cambiata rispetto al passato?
“Secondo me è profondamente cambiata. Oggi i pugili sono più preparati fisicamente e quindi sfruttano la loro maggiore potenza, ma credo abbiano perso qualcosa a discapito della tecnica. Permettimi di ricordare due persone che hanno aiutato molto il pugilato nella nostra città: l’imprenditore Gianni Palumbo, presidente della “boxe Latina” e Mario Libertini, dapprima come pugile e poi come procuratore e organizzatore”

Il campione del mondo Sandro Mazzinghi spesso nella palestra del Palazzo M a fare guanti con Celio Turrini
Celio Turrini nella sua carriera da dilettante ha combattuto ottanta match perdendone solo tre, e da professionista venticinque, tre le sconfitte di cui due con il campione olimpico Franco de Piccoli. Ha speso tutta la sua vita nella boxe e oggi, a ottantacinque anni, se parli di pugilato gli si illuminano gli occhi e magari gli verrebbe pure voglia di salire ancora sul ring. Quando capita di incontrarlo mi vengono sempre in mente le immagini di quando allenava i suoi allievi al Palazzo M e quelle di Cassius Clay… in quella lunga notte di Kinshasa.
“Vola come una farfalla e pungi come un’ape”
Muhammad Alì



Bellissimo racconto!!!
Ottimo articolo, bellissimo, come tutti quelli scritti da Andreoli.
Una piccola cosa: la boxe Latina si trasferì sì nella fine degli anni ’80 nello scantinato del palasport, ma poi nel 1996 andarono al “palaboxe”, il capannone bianco e giallo dietro lo stadio e che fu ampiamente diretto da Celio, insieme col maestro Luciano Furlan. La boxe Latina rimase lì fino alla fine del 2004, poi tornò per tre anni nello scantinato e nel 2007 le fu data la palestra attuale, sempre in via Aspromonte.