La nuova Sermoneta dei Tano avanza inesorabile
5 Giugno 2023Capita, nella vita, di avere immeritate fortune. A me ne sono capitate tante che manco è possibile elencarle tutte.
Una cui tengo molto, riguarda il posto in cui ho preso casa tredici anni fa. Ci arrivai, quasi per caso, dopo che da Como mi trasferii, per lavoro, a Roma. Comprai casa in una delle “zona nuove” di Sermoneta; in via Rocco Chinnici, che sta in un quartiere dove tutte le strade sono dedicate ai martiri della lotta alla mafia.
In tanti sono venuti ad abitare da queste parti, negli ultimi quindici anni, e quasi tutti, non sono originari di Sermoneta.
Sono arrivati qui perché la nostra è una zona tranquilla, immersa nel verde e vicino alla Stazione Ferroviaria. Moltissimi provengono dalla Campania, tanti dai paesi circostanti e da Latina, alcuni da Roma e qualcuno persino da fuori i confini nazionali.
Sono quelli che ho chiamato, in passato, i “Tano”; un termine utilizzato in Argentina, negli anni 50, per indicare gli immigrati italiani.
I Tano sono, quindi, i nuovi cittadini di una nazione; quelli che vogliono costruire una nuova casa comune.
Inizialmente molti autoctoni vedevano “i nuovi” come qualcosa di estraneo ed i loro quartieri, solo, come zone dormitorio. Siccome però la storia ed il desiderio degli esseri umani di costruire case comuni è irrefrenabile, i Tano che sono, ora, più numerosi dei sermonetani originari, vogliono farsi, anche, comunità; del resto abitano a Sermoneta, da
più di dieci anni ed i loro figli stanno diventando grandi da sermonetani.
Nella mia via, Rocco Chinnici, il processo di “tanizzazione” è già in fase avanzata. L’ho visto coi miei occhi, trascorrendo, insieme ai “Tano”, una stupenda serata che mi fatto dimenticare i rigori sbagliati da Mancini ed Ibanez nella finale di Europa League.
Alcuni di loro, particolarmente intraprendenti, hanno organizzato, in poche ore, una cena di comunità all’interno del cortile di uno dei condomini della nostra strada. Qualcuno ha portato i bracieri, qualcuno ha comprato salsicce ed hamburger, altri contorni, dolci e, immancabile, l’alcol. Ne è uscita, quasi, una festa di quartiere, seppur in formato ridotto.
I bambini, che qui sono tantissimi (alla faccia della natalità zero), scorrazzavano liberi e senza controllo in mezzo al vicino prato, perché qua i piccoli vivono e giocano ancora come usava un tempo.
Gli adulti intanto si lanciavano ad addentare panini pantagruelici pieni zeppi di capocollo, broccoletti, peperoni e scamorza, mentre qualcuno si ergeva a DJ de noantri sparando musica (in realtà a basso volume) nell’aere.
Un mix di balli di gruppo e Tananai. Non proprio il mio genere, ma ve bene lo stesso. Era festa di vicinato, mica il Monsters of Rock. C’era “il Vin Diesel di Rocco Chinnici” che, mentre con una mano ti infilava nel piatto la carnazza, con l’altra ti riempiva, sistematicamente, il bicchiere di Peroni corretta alla vodka.
C’era Fabio “il Tiburon” che un tipo tutto serio ed elegante (tranne quando gioca la Salernitana), ma ha dimostrato di avere, anche, doti da ballerino da far impallidire il John Travolta di Febbre del Sabato Sera.
C’erano Giusi e Monica “inbandanate” peggio di Pantani, che macinavano kilometri e chiacchiere senza sosta.
C’era il nostro Tano parigino (viene realmente dalla città della Torre Eiffel) ed ha portato un suo connazionale, Nicolà, che parla solo francese ma si è, in pochi minuti, innamorato della nostra gioia e della nostra convivialità (pare in Francia non sia cosa così normale). Vedrò Nicolà intonare, a fine serata, insieme agli altri, una struggente versione di “Les Champs-Elysées” di Joe Dassin. C’era anche Paolo che è “romano di Roma” ma vive qui, perché ha trovato lavoro e, soprattutto, l’amore passando per quel di Bassiano.
Tutti sono felici di stare qui e la considerano casa loro. Vogliono essere e fare comunità. Si dicono esseri, inguaribilmente, sociali. Mi hanno confidato che vogliono farla davvero una festa di quartiere ed organizzarsi come Comitato perché pensano, a ragione, che questa giovane comunità debba avere più attenzione e considerazione da parte delle Istituzioni (prestate sempre orecchio alle realtà che nascono).
E’ la scommessa dei Tano di Sermoneta e secondo me la vinceranno.


