Manca l’acqua e le scuole nel caos: un naufragio tra disorganizzazione e improvvisazione
3 Aprile 2025C’è un filo sottile che separa l’imprevisto dall’incompetenza. Una città nel caos, scuole allo sbando, cittadini presi in ostaggio da un disservizio che non è più un’eccezione, ma la norma.
La storia è sempre la stessa: si annuncia la sospensione dell’acqua da ieri fino a questa mattina per lavori programmati. Tutti stringono i denti, provano ad organizzarsi. Ma poi, quando la giornata è ormai partita, quando studenti e insegnanti sono già nelle scuole e i genitori hanno ripreso la routine quotidiana, ecco il colpo di scena: un messaggio improvviso, freddo e impersonale, annuncia che l’acqua continuerà a mancare.
Un terremoto. Dirigenti scolastici colti di sorpresa, docenti e personale senza indicazioni chiare, studenti costretti a restare in istituti privi delle condizioni minime di igiene. Bagni inaccessibili, fontanelle inutilizzabili, mani che non possono essere lavate. Un’idea che nel 2025 sembra appartenere a un racconto distopico, e invece è la realtà quotidiana di chi vive in un territorio dove la gestione dell’acqua sembra un tiro di dadi lanciato alla cieca.
E qui entra in gioco il secondo grande problema della giornata: la disorganizzazione delle scuole. Perché se è vero che il “gestore” ha la responsabilità principale di questa ennesima vergogna, è altrettanto vero che molti istituti si sono dimostrati incapaci di gestire l’emergenza. Alcuni hanno mandato a casa gli studenti, altri hanno tenuto tutti in aula senza acqua e senza soluzioni, altri ancora hanno navigato a vista, con comunicazioni tardive e decisioni contraddittorie. Come naufraghi in una tempesta, senza bussola e senza capitano.
E allora la domanda sorge spontanea: possibile che nessuno abbia previsto un piano B? Possibile che non si sia pensato a una strategia per fronteggiare un disagio che – dati i precedenti – era tutt’altro che imprevedibile? Possibile che il destino di migliaia di studenti e lavoratori venga deciso all’ultimo secondo, tra chat impazzite e telefonate isteriche?
Il risultato è stato un vero e proprio corto circuito organizzativo, con famiglie lasciate nell’incertezza, insegnanti costretti a improvvisare e dirigenti che hanno gestito il tutto con il fiato corto, senza una linea comune. Il “gestore” ha tolto l’acqua, ma le scuole hanno tolto la lucidità.
E così, tra le responsabilità dell’ente idrico e le mancanze della gestione scolastica, a pagare il prezzo più alto sono sempre loro: studenti, famiglie, lavoratori. Trattati come pedine in un gioco dove le regole cambiano all’ultimo minuto e dove nessuno, alla fine, si assume davvero la responsabilità.
Oggi è successo questo. Domani? Quale sarà la prossima emergenza gestita nel caos? Perché una cosa è chiara: la misura è colma. E non serve acqua per lavare via l’incapacità.



Latina ormai è gestita da una confraternita di incapaci, in ogni settore!
Città del 5° mondo!
Al solito ci si ritrova di fronte a incompetenza, incapacità e mancanza di abilità previsionale. Il fatto è che nessuno paga di persona, non cadono teste. E si continuerà ad avere questo tipo di problemi. Parte della responsabilità è anche nostra come cittadini, non c’è abbastanza ribellione e volontà di mandare a casa con un bel calcio nel didietro la gente che non sa fare il suo lavoro. Latina. La città del degrado.