Operazione anticaldo: a Roma tolgono l’asfalto, a Milano fanno parchi al posto di capannoni. A Latina? Il solito asfalto

Operazione anticaldo: a Roma tolgono l’asfalto, a Milano fanno parchi al posto di capannoni. A Latina? Il solito asfalto

10 Luglio 2025 0 Di Nayeli ceccano

Leggo che tra Malpensa e Gallarate al posto di un’area industriale dismessa a ci fanno un parco. Tolgono i capannoni, gli edifici, l’asfalto i viali e piantano prima il prato poi gli albero. Un parco di tre ettari. Tolgono il passato di una industria che non c’è più e fanno un parco di cui si ha bisogno.

Penso a Latina dove ancora si continua a parlare di cementificare, di asfaltare, di fare centri commerciali. A Roma sta chiudento Cinecittà due che è uno dei primi centri commerciali italiani e il primo a Roma. Il mondo va verso un altro mondo mentre noli non vediamo che il vecchio.

Quresto è titolo di La Repubblica a corredo di un articolo di Valentina Lupi

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Da noi? In centro c’è asfalto e resina, il parco comunale, i giardinetti, sono dei grandi vialoni incuranti degli alberi e dell’erba.
Il mondo corre e noi non ragioniamo sulle cose del mondo.
Tagliamo gli alberi lungo via Epitaffio perchè vecchi e malati, perchè le radici invadono la strada ma non pensiamo a cosa piantumare aal loro posto. Via del Lido fino all’altezza del ponte della Pontina venendo dal centro è uno spettacoplo con alberature e oleandri in fiore, poi… piste per auto, piste ciclabili, piste pedonali tutto asfaltata, impermeabilizzato ma manco un pensiero a come metterci qualche albero e fare ombra alle piste dal ponte al mare. Eppure basterebbe fare un patto con il parco nazionale, con la fondazione Caetani (quelli di Ninfa)  per creare un giardino lineare capace di essere l’ingresso al parco, l’ingresso al mare in ombra con le cicale a “cantare”.
Non servono nuove case, serve abbattere quelle che non servono e riqualificare quelle che ci sono. Latina deve festeggiare non le prime pietre, ma il primo albero e quello successivo. Deve rendere onore non alle pietre su cui non nasce niente ma si coprono le tombe, ma agli alberi viventi capaci di dare ombra, rifugio e di far tornare in questo posto la bellezza della foresta più grande d’Europa da Roma a Caserta.