Castellone, l’anima che si è (ri)accesa
5 Agosto 2025Bilancio di una festa che ha unito, commosso e fatto sognare
C’è un momento preciso, nei giorni di festa, in cui il tempo sembra fermarsi. Accade quando la processione attraversa in silenzio le vie del borgo, quando le note della banda riempiono l’aria di emozioni condivise, o quando gli applausi scroscianti si fondono con le risate e le lacrime. A Castellone, tra il 21 e il 26 luglio, questo momento è durato una settimana intera.
La festa in onore di Sant’Anna e della Madonna della Civita ha lasciato un segno profondo nel cuore di chi l’ha vissuta. Non solo per il ricco programma religioso, culturale e musicale, ma per l’intensità con cui la comunità ha saputo stringersi attorno alle proprie radici, facendole brillare nel presente.

I gesti che custodiscono la memoria
Tutto è iniziato con la Santa Messa in Via delle Torre, un luogo che profuma di storia e spiritualità. Il Gonfalone, i pani benedetti, le preghiere sussurrate durante il Triduo: piccoli rituali che hanno riempito di senso le giornate, risvegliando nei cuori un’appartenenza autentica.
Ogni sera, nella chiesetta di Sant’Anna, le voci basse del Rosario sembravano un abbraccio collettivo. Non c’erano solo preghiere, ma anche pensieri, promesse, gratitudine.
L’arte che unisce le generazioni
La musica ha fatto il resto: la Banda Sinfonica “Calvi Risorta” ha regalato momenti di pura energia, mentre il concerto “Napolitanando” ha riportato il sapore dei vicoli napoletani nel cuore del borgo. Nadia Pepe e Francesco Viglietti hanno emozionato il pubblico con interpretazioni delicate e potenti.
E poi sabato 26 luglio, il giorno della grande festa: la Messa delle 7.30, la Processione, l’omelia intensa di Don Alfredo Micalusi, la banda “U. Scipione” che ha accompagnato ogni passo con solennità e calore.

Uno spettacolo che ha fatto cantare, ridere e sognare
Il gran finale è stato all’altezza delle attese: Diego Sanchez, con la sua voce e la sua orchestra tutta al femminile, ha reso omaggio a Massimo Ranieri, incantando la piazza. Il pubblico ha cantato, ballato, si è emozionato. Poi le risate con “Mica sò io? Mannaggia a cardarella”: un modo leggero e intelligente per salutarsi con il sorriso, dopo giorni intensi.
Più di una festa: una comunità viva
Ora che le luci si sono spente e le strade sono tornate al silenzio, resta qualcosa di più profondo: la consapevolezza che Castellone è viva, che la sua identità pulsa ancora forte, tra le pietre antiche e i volti giovani.
È stata una festa, sì. Ma anche una dichiarazione d’amore verso ciò che siamo. Un patto tra passato e futuro. Un invito a continuare a camminare insieme, con lo stesso spirito, tutto l’anno.
Grazie a chi ha organizzato, a chi ha partecipato, a chi ha creduto. Castellone non smette di battere. E non smetterà mai.


