La Festa Quasi Medievale di Fossanova
15 Agosto 2025Una volta era una soglia verso tutto un altro mondo ed oggi rischia di diventare un semplice festival
Ci sono appuntamenti che, anno dopo anno, finiscono per intrecciarsi così tanto con la tua vita da diventare quasi una tradizione di famiglia, qualcosa che aspetti con la stessa naturalezza con cui si aspetta l’estate o una ricorrenza speciale.
Per me, la Festa Medievale di Fossanova è sempre stata questo: un rito collettivo e personale allo stesso tempo. Ci vado da quando ero piccolo piccolo, e non lo dico per dire: ci sono fotografie in cui a malapena riuscivo a reggere un pezzo di pane caldo tra le mani e già guardavo, con occhi spalancati e pieni di stupore, dame e cavalieri sfilare tra le pietre antiche del borgo.
A casa, i miei genitori ancora oggi raccontano della loro prima volta alla festa, quando erano solo due ragazzi innamorati e non pensavano certo al matrimonio, alle responsabilità e alla vita adulta. Nelle loro parole c’è il racconto di un tempo sospeso, in cui bastava lasciare il parcheggio e varcare la soglia di Fossanova per entrare in un altro mondo. Era, dicono, come un portale magico, come aprire l’armadio e ritrovarsi a Narnia: fuori restava la quotidianità fatta di plastica, di mode effimere, di rumori e frenesia; dentro, ti accoglieva un medioevo vivido, chiassoso, esagerato nei colori e nei gesti, ma proprio per questo irresistibile.
Ogni strada era un piccolo universo: bancarelle gremite di stoffe, legni intagliati, spezie e dolci che sapevano di antiche ricette; musicisti con strumenti strani, dalle forme che non avevi mai visto; artigiani che trasformavano il ferro in spade e lo spago in corde di archi. E poi c’era il campo di tiro, dove ogni bambino si sentiva per un attimo un Robin Hood in erba; l’arena con le armature giocattolo, dove duellare era quasi un rito di passaggio; i giocolieri e gli attori che sembravano calati lì da un tempo lontano. Non era soltanto un evento: era una grande rievocazione in cui tutti, figuranti e visitatori, erano parte di un gioco collettivo.
Negli ultimi anni, però, ho iniziato a notare un cambiamento sottile, ma costante. La gente del posto continua ad accogliere l’iniziativa a braccia aperte, e questo è un valore che non si può sottovalutare: il calore della comunità è ancora lì, pronto ad avvolgere chi arriva. Eppure, qualcosa nella sostanza sembra essersi affievolito. Le bancarelle sono meno numerose, e non sempre rispettano quel filo conduttore medievale che dava alla festa la sua identità. Alcuni prodotti sembrano presi da un mercatino qualunque, senza quella cura del dettaglio che faceva la differenza. I giochi interattivi, i laboratori artigianali più elaborati, il tiro con l’arco, le arene: tutto questo si vede sempre meno, quasi fosse diventato un lusso difficile da mantenere.
Non fraintendetemi: ci sono ancora gli sbandieratori che aprono il corteo con energia e maestosità, i giocolieri che riempiono le piazze con colori e acrobazie, la musica antica che accompagna la camminata tra le stradine illuminate. Ma se dovessi dire che la magia sia la stessa di una volta, mentirei. Forse parte di questa sensazione viene dall’essere cresciuto: lo sguardo di un bambino ha un filtro di incanto che nessuna rievocazione potrà mai replicare. Ma quando ti trovi in vicoli che un tempo erano fiumi di gente e oggi sembrano ruscelli, quando non ritrovi più quell’arena o quel campo che per te erano simboli della festa, ti rendi conto che non è solo una questione di età: è proprio l’evento ad aver perso un po’ della sua anima.
La Festa di Fossanova c’è ancora, e resiste. Ma il rischio è che resti soltanto un “festival” nel senso più generico, e non più il Festival Medievale che aveva il potere di trasportarti, per qualche ora, fuori dal tempo. Ed è un peccato, perché un borgo come Fossanova, con la sua abbazia e le sue pietre che raccontano secoli di storia, merita di essere, anche solo per tre sere all’anno, quel varco magico che ti accoglie e ti fa dimenticare il mondo da cui arrivi.
Io continuerò ad andarci, come ho sempre fatto. Ma spero che un giorno, varcando di nuovo quella soglia, possa ritrovare la stessa emozione che provavo da bambino e che i miei genitori, ancora oggi, ricordano con un sorriso. Perché le tradizioni, se coltivate, non invecchiano: diventano più forti. E Fossanova merita di restare, per tutti, la nostra piccola Narnia.



Ormai è diventato solamente un bussines, ci sono stato anni fa’.. Per andare in bagno mi hanno chiesto i soldi.. dopo aver pagato per entrare nel borgo….Se continuano così faranno la fine dei lidi… una famiglia di 4 persone per entrare mangiare comprare qualche gadget ed andare in bagno lascia sul campo 100 euro.
Che bell’articolo , sentito , personale anche se obiettivo . Ti auguro di ritrovare presto quella magia che ti faceva sognare di essere un po’ Robin Hood