Quando la bandiera diventa ponte, non arma
27 Agosto 2025C’è chi vorrebbe trasformare il gesto degli Storici Sbandieratori delle Contrade di Cori in un boomerang politico, ma si dimentica che quelle bandiere non sono lance né scudi: sono vele che portano lontano la nostra storia, il nostro orgoglio, la nostra identità.
Gli sbandieratori non marciano sotto vessilli di guerra, ma danzano con i colori della pace. Le loro mani non stringono armi, ma intrecciano aria e movimento, come un dialogo silenzioso che attraversa i confini. Dove i governi alzano muri, la cultura apre finestre.
Certo, viviamo in un tempo in cui ogni gesto viene letto come un segnale politico, eppure ci sono simboli che dovrebbero restare liberi: l’arte, la tradizione, la memoria. Pretendere di imbrigliare gli sbandieratori dentro logiche di schieramento significa tradire la loro missione.
La loro è una lingua antica, fatta di bandiere che volano in alto come rondini sopra i conflitti. Non raccontano alleanze, ma radici. Non evocano eserciti, ma comunità. Non si piegano alle tensioni, ma si sollevano sopra di esse.
Lasciamo che continuino a farlo: che continuino a lanciare in aria il simbolo di Cori e dell’Italia, non come arma, ma come ponte tra i popoli. Perché la politica passa, ma il vento che sostiene quelle bandiere non smetterà mai di soffiare.
Ph di Copertina pagina Facebook Storici Sbandieratori delle contrade di Cori


