Quando la bandiera diventa ponte, non arma

Quando la bandiera diventa ponte, non arma

27 Agosto 2025 0 Di Fabio Fanelli

C’è chi vorrebbe trasformare il gesto degli Storici Sbandieratori delle Contrade di Cori in un boomerang politico, ma si dimentica che quelle bandiere non sono lance né scudi: sono vele che portano lontano la nostra storia, il nostro orgoglio, la nostra identità.

Gli sbandieratori non marciano sotto vessilli di guerra, ma danzano con i colori della pace. Le loro mani non stringono armi, ma intrecciano aria e movimento, come un dialogo silenzioso che attraversa i confini. Dove i governi alzano muri, la cultura apre finestre.

Certo, viviamo in un tempo in cui ogni gesto viene letto come un segnale politico, eppure ci sono simboli che dovrebbero restare liberi: l’arte, la tradizione, la memoria. Pretendere di imbrigliare gli sbandieratori dentro logiche di schieramento significa tradire la loro missione.

La loro è una lingua antica, fatta di bandiere che volano in alto come rondini sopra i conflitti. Non raccontano alleanze, ma radici. Non evocano eserciti, ma comunità. Non si piegano alle tensioni, ma si sollevano sopra di esse.

Lasciamo che continuino a farlo: che continuino a lanciare in aria il simbolo di Cori e dell’Italia, non come arma, ma come ponte tra i popoli. Perché la politica passa, ma il vento che sostiene quelle bandiere non smetterà mai di soffiare.

Ph di Copertina pagina Facebook Storici Sbandieratori delle contrade di Cori