Un autista pontino allo specchio

16 Dicembre 2025 0 Di Davide FacilePenna

                                   

Ho un vecchio amico che guida gli autobus del trasporto pubblico sulle nostre strade. E’ pure sindacalista degli autoferrotranvieri pontini. Autoferrotranvieri! Fa sempre un po’ impressione usare certi termini che sanno tanto di anni Settanta. Lui col sedere seduto sugli autobus ci sta da quando era ragazzo e conosce le strade della provincia di Latina meglio del salotto di casa sua. Credo sappia indicare, a occhi chiusi, ogni buca e ogni semaforo lampeggiante del nostro territorio.  Nonostante il ruolo sindacale gli consentirebbe di starsene in distacco, continua a sedersi su quel posto di guida che, nel tempo, gli è costato una sciatalgia cronica ed una terribile cervicale che lo ha costretto a rinunciare alla sua passione per il calcio giocato. Qualche giorno fa il mio amico mi ha girato una lunga lettera anonima che sta circolando tra i suoi colleghi in questi giorni. E’ senza titolo ed è metà tra l’amaro racconto di vita e il manifesto d’orgoglio di lavoratori delle quattro ruote gommate. Sembra quel famoso articolo che Montanelli pubblicò negli anni Settanta per i poliziotti dal titolo “Poliziotto allo specchio”. Questa si potrebbe intitolare “Un autista pontino allo specchio” oppure solamente “Succede” perché racconta quello che succede ai lavoratori che portano in giro gli autobus sulle strade pontine. Succede che due autobus del Cotral si scontrino alle Autolinee e i fessi da mettere automaticamente alla gogna pubblica sui nuovi tribunali morali dei social network siano i due autisti, senza che nessuno si chieda mai se e come vengano gestiti turni e organizzate le corse. Succede che l’autista venga insultato e qualche volta pure picchiato come se fosse parte dei rischi del mestiere, senza che nessuno pensi sia una cosa folle e inaccettabile. Certo succede pure che qualche autista faccia malissimo il suo lavoro e non sia degno del posto che occupa ma succede anche che un autista del Cotral si fermi a soccorrere un ragazzo coinvolto in un incidente con la sua moto, senza badare né al tempo né all’ora. Succedono poi altre cose che nella lettera non ci stanno ma che non dovrebbero accadere, come che un autobus venga devastato da qualche ragazzino viziato ed a giustificarsi debbano essere gli autisti che l’hanno denunciato. Succede, come a Palermo questa estate, che l’autista si fermi per azionare la pedana di accesso e aiutare una donna disabile a scendere dall’autobus e che per errore urti un energumeno in attesa il quale, per tutta risposta, prenda a pugni l’autista per il disturbo e se ne vada via bello tranquillo.  Succede che i sindacati del trasporto comunale di Latina debbano fare ben tre scioperi per spingere il Comune a convocarli quando sta per scadere il bando di assegnazione del servizio di trasporto locale alla CSC e nessuno sia capace di dire con certezza e per tempo cosa succederà col nuovo, imminente, anno. Ho deciso di raccontare queste storie dimenticate di lavoratori perché, sennò, sembra che il mondo vada davvero avanti da solo coi post su Facebook. Incredibile a dirsi ma il mondo, anche oggi in tempi di Intelligenza Artificiale, va avanti perché ci sono lavoratori che lo fanno andare avanti, pure guidando un autobus blu da Norma a Latina alle sei del mattino con le strade ghiacciate. Ho cercato di sapere dal mio amico chi avesse scritto la lettera. Mi ha guardato pensieroso ed ha risposto, in perfetto sindacalese, “i lavoratori del settore”. “Ma perché l’avete scritta? Vi sentite eroi? Volete ottenere qualche cosa? gli ho chiesto malevolo. “Ma no! Nessuna rivendicazione sindacale. Altrimenti la lettera l’avrebbe firmata qualche sigla sindacale. Per quelle cose ci sono quelli che noi chiamiamo i tavoli di contrattazione. Tanto meno ci vogliamo rappresentare come eroi. Non lo siamo. Siamo lavoratori come gli altri. Tra di noi ci sono pure quelli che squalificano la categoria. Chi l’ha scritta vuole solo che, alla vista di un autobus che attraversa la Pontina, abbiate, ogni tanto, un pensiero buono e un po’ di comprensione per chi lo guida”. Chi è curioso di leggere tutta la lettera controllasse alle fermate o sugli autobus e ne potrebbe trovare una copia clandestina.

Davide FacilePenna