UNA SERATA CON LA REGINA DELLE VIE: L’APPIA NOSTRA
23 Maggio 2026Il direttor setino mi invita alla tappa latinense del I Festival dell’Appia Antica, Regina Viarum. Ci vado con l’impavido Tony perché gli altri del Dinner Club Sermoneta si fanno di vento questa volta. L’incontro si tiene all’ex Garage Ruspi che dentro è talmente bello e imponente da fa dimenticare che sia uno dei tanti edifici che il Comune di Latina acquisisce e ristruttura ma poi deve dare in gestione ad altri. In questo caso se lo è preso la Sapienza che ci ha fatto un’aula studio. Ma te guarda che fortuna che hanno gli studenti d’oggi. Ai tempi miei c’era una mezza biblioteca comunale affollatissima e nient’altro. Ci sono le autorità politiche regionali, provinciali e comunali che fanno i saluti d’ordinanza e parlano tanto d’identità. Ho contato dodici volte l’aggettivo identitario. Non è che ho molto capito che c’entri l’identità modesta di noi pontini d’oggi con la bellezza e la (giusta) tracotanza dell’Appia imperiale, ma la manifestazione e l’idea di celebrare il luogo Appia mi piace. Piace molto anche all’ex Sindaco Zaccheo che ricorda, a ragione, i meriti passati di Guercio e cita (che ci sta bene sempre) il fiore all’occhiello delle manifestazioni pubbliche a Latina, l’adunata degli Alpini del 2009. L’adunata degli Alpini a Latina è un po’ come la partecipazione a Giochi senza Frontiere del 1972 per Sermoneta o il Mondiale di Calcio del 1982 per la FIGC. Mi perdoneranno gli assessori Palazzo e Di Cocco e il Presidente Carnevale ma ho trovato estremamente interessanti soprattutto gli interventi dei relatori tecnici. Relatori che sono arrivati leggermente in ritardo, provocando una battuta della moderatrice (finalmente si sono lasciati alle spalle la pontina) che suona particolarmente feroce pensando che si sta celebrando quella che, invece, fu la regina delle vie. Il Professor Paolo Carafa che è un archeologo della Sapienza dice, sinceramente ispirato, che l’Appia Antica più che una strada da percorrere è un territorio che va raccontato. Non solo una via di comunicazione tra un punto A ad un punto B ma un luogo anzi una regione che è anche un museo a cielo aperto. L’attore Giuseppe Cederna manda invece un poetico video di saluti dedicato al papà Antonio che scrisse versi bellissimi e lottò perché si creasse il Parco dell’Appia Antica. Luigi Scaroina che è il Direttore del Parco dell’Appia Antica ci racconta dei monumenti recuperati alla pubblica visita e del desiderio, prima di finire il suo incarico, di restaurare anche il casino della caccia alla volpe. Parla anche del percorso pedonale dell’Appia Antica da Roma a Brindisi che vogliono far diventare come il cammino di Santiago di Compostela. Un cammino lunghissimo e bello ma laico sulle orme del percorso tracciato da Paolo Rumiz nel 2015. Io e Tony ci guardiamo dritti negli occhi e giuriamo che, cascasse il mondo, saremo tra i primi a percorrerlo, nonostante i 600 km da scarpinare. Federica Vacatello ci spiega cos’era l’Appia nel Medioevo e come è cambiato il concetto stesso di mobilità nel tempo. Simone Qulici invece, che è il Direttore del Parco del Colosseo, svela la connessone tra Colosseo ed Appia e ci racconta che la regina viarum sia stata anche una via d’alberi, prima gli olmi e poi i pini d’oggi. L’incontro termina con assaggio di prodotti locali, quelle che oggi si chiamano eccellenze e pure questo vale il prezzo del biglietto (in realtà è gratis come tutti gli eventi). Ci sono i nostri vini dei monti e del mare (sempre graditi). C’è il prosciutto cotto al vino di Cori che è talmente buono che, per un attimo, ci fa venire in mente di porre in essere una rapina alimentare. Lo mangiamo col pane del forno Nera di via Amaseno con la titolare che, oltre che brava panificatrice, è un’esperta di farine e ti incanta nella spiegazione della scelta dei grani. Poi c’è la famiglia Ferrari dell’Agro del Kiwi che si è inventata l’aceto di kiwi. Ci fanno assaggiare la glassa e la confettura di kiwi lasciandoci in bocca un sapore meraviglioso, il sapore dell’Appia Antica che ha incrociato, dopo più di duemila anni di storia, un frutto arrivato dall’altra parte del mondo.


