Fishing for litter Terracina: come salvare il mare dalla plastica

Fishing for litter Terracina: come salvare il mare dalla plastica

9 Maggio 2019 0 Di Federica Perna

Il litorale pontino è riconosciuto per la bellezza delle sue acque e la bontà del pescato locale. L’inquinamento però, ed in particolare la plastica presente in mare, ne stanno minando l’ecosistema. Tutto questo potrebbe recare gravi danni all’ambiente, al turismo e sopratutto alla nostra salute. In quest’ottica il progetto promosso da Legambiente “Fishing For Litter Terracina”  che ha visto la partecipazione di tre pescherecci, rappresenta un segnale positivo per il futuro. Tra i protagonisti di questa iniziativa, Claudio Monti,  che racconta la sua esperienza in mare.

L’inquinamento del mare e le difficoltà dei pescatori

Claudio Monti ha 42 anni e dal 2002 naviga le acque del litorale pontino con il suo peschereccio. L’ho incontrato al porto di Terracina, in un soleggiato sabato mattina. Dietro di noi a dominare la scena c’era lei “Piramide”. Un’imbarcazione arrivata da lontano per dominare con forza i nostri mari.

Non è certo un uomo abituato alle interviste ma, salvo la timidezza iniziale, mi ha raccontato del suo mondo, quello del mare e del grande nemico che lo sta invadendo: la plastica. Le sue parole dettate da sentimenti contrastanti, di passione e amarezza per il suo lavoro che, con qualche accorgimento potrebbe essere più agevole, mi ha fatto scoprire una realtà nuova.

Il progetto “Fishing For Litter Terracina”

Negli ultimi mesi si è tanto sentito parlare dell’inquinamento del mare e, del grande pericolo che costituisce la plastica presente nelle acque, sia per l’ambiente che per la nostra salute. I pesci potrebbero ingerire microplastica, ovvero piccoli frammenti di plastica che, finirebbe inevitabilmente anche nei nostri piatti.

Per questo motivo da sempre Claudio raccoglie i rifiuti di vario genere che si incagliano nelle reti da pesca, ma correva un grosso rischio. Quello di essere accusato di trasporto illecito di rifiuti.  Per questa ragione, finora, molti altri preferivano rigettare in mare la plastica.

Fishing for litter Terracina

 

Non ci ha pensato due volte quindi, quando gli è stato chiesto di partecipare al progetto “Fishing For Litter Terracina”. Un’iniziativa promossa da Legambiente che ha visto la partecipazione di tre pescherecci di Terracina ed ha monitorato la raccolta dei rifiuti in mare per 9 mesi. La virtuosa opera messa in atto anche in Toscana, Puglia ed Emilia Romagna, ha dato i suoi frutti con l’approvazione del disegno di legge “Salvamare”. Un traguardo importantissimo per tutti i pescatori “spazzini del mare” che, da questo momento, potranno avere un certificato ambientale e veder riconosciuta doppiamente la qualità del loro lavoro.

“Accusano noi pescatori di sporcare il mare, ma non è cosi! ”

Mi dice con un pizzico di rabbia e di rammarico per lo scempio che ogni giorno è costretto a vedere in mare. Plastica perlopiù, ma anche i rifiuti delle imbarcazioni turistiche e di quelli che, senza coscienza alcuna, imbrattando le spiagge del litorale pontino, lasciano che le mareggiate trascinino in mare tutto quello che trovano.

Una vita in mare

Il mare è di tutti, ma forse lo è un po’ di più dei pescatori. Non è solo un lavoro, è soprattutto una scelta di vita. E non ci si può improvvisare. Quella di Claudio è una tradizione di famiglia, prima di lui suo padre e ancor prima suo nonno sono partiti da Terracina, che è famosa per la sua frittura ed i suoi gamberi, lasciando a casa la propria famiglia. Si parte generalmente a mezzanotte per fare rientro in porto nel tardo pomeriggio. Talvolta, quando è bel tempo, si preferisce restare in mare due giorni.

Perché, mi ricorda, è sempre il mare che decide. Il capitano di Piramide è stato sincero con me e mi ha confessato che aveva provato a fare altro nella vita, ma evidentemente era questo il suo destino… Mentre il sole inizia a scaldarci la pelle e il tempio di Giove ci sovrasta dall’alto, mi parla di altri tempi. Di tempi in cui il porto non riusciva a contenere tutti i pescherecci e le imbarcazioni sostavano in doppia fila alle banchine. Poi la mancanza del ricambio generazionale e la carenza di investimenti nella portualità, hanno colpito il settore.

fishing for litter Terracina

 

Il faraone di Terracina

Le imbarcazioni sulle quali i pescatori trascorrono la maggior parte del loro tempo costano tanto e, per abbattere i costi, il suo peschereccio ha deciso di farlo costruire in Egitto. E’ così che è nata l’idea di chiamarlo “Piramide”. E sembra proprio un nome adatto al suo capitano. Claudio, infatti, ha la pelle ambrata e la barba incolta, una specie di faraone del mare, ma senza orpelli. Non è stata facile la costruzione, ci sono voluti anni e tante volte è dovuto andare personalmente a controllare l’avanzamento dei lavori. Si è scontrato contro leggi e burocrazie, ha dovuto convincere gli addetti alla dogana che i materiali inviati non servivano per la costruzione di una nave da guerra, nel periodo della primavera araba. Alla fine però, è riuscito nel suo intento e  “Piramide” naviga le acque del litorale pontino da quattro anni.